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La legge sulla riduzione del disagio abitativo
per particolari categorie sociali, approvata in via definitiva con una larga maggioranza al Senato, sostituisce un decreto legge sugli sfratti che proprio a palazzo Madama non ottenne i requisiti di costituzionalità determinando una sconfitta politica della maggioranza. Il nuovo testo, già approvato alla Camera ha incontrato il favore di An che ha visto recepite alcune richieste.
Il provvedimento, predisposto dai ministri Ferrero e Di Pietro, ha l’obiettivo di ontenere i disagi sociali legati agli sfratti nei capoluoghi di provincia, nei Comuni limitrofi con oltre diecimila abitanti e in quelli ad alta tensione abitativa individuati nel 2003 dal Cipe. La legge prevede la sospensione per otto mesi dell’esecuzione degli sfratti per finita locazione (esclusi quelli per morosità) per particolari categorie di inquilini disagiati. Per gli inquilini di immobili dei cosiddetti ‘grandi proprietari (assicurazioni, banche, istituti previdenziali), la sospensione varrà 18 mesi dall’entrata in vigore della legge. Sono previsti anche benefici fiscali (con esenzione o riduzione dell’Ici) per i proprietari degli immobili. I Comuni avranno 45 giorni per presentare ai ministeri delle Infrastrutture, della Solidarietà sociale e delle Politiche per la famiglia un piano straordinario pluriennale di edilizia residenziale pubblica, che tenga conto delle categorie disagiate che usufruiranno della sospensione dello sfratto già presenti nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi (con reddito lordo complessivo inferiore a 27mila euro, che siano o abbiano in famiglia persone over 65 anni, figli a carico, malati terminali o portatori di handicap con invalidità oltre il 66 per cento). Al Senato è passato anche un odg di An, presentato da Franco Pontone, che riguarda gli inquilini delle grandi società immobiliari che sono esclusi dalla sospensione degli sfratti. L’ ordine del giorno impegna il governo a considerare la necessità di evitare che l’esclusione di questa categoria di proprietari dal provvedimento «non determini un grave discrimine» per quelle migliaia di cittadini «che non potranno beneficiare degli effetti della nuova legge».
 

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