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In Italia i primi segnali di allarme


13 Febbraio 2007 | postato da: redazione | Mercato Immobiliare | letto: 199

 da il sole 24ore di Marilena Pirrelli
Le famiglie italiane continuano a comprare casa indebitandosi. Secondo Banca d’Italia nel terzo trimestre 2006 la crescita di mutui è ancora molto significativa: +16,31% rispetto al trimestre 2005 con un valore dei flussi erogati a quota 45,2 miliardi di euro. E se fino ad oggi l’andamento dei tassi di interesse, ancora contenuti, ha favorito il credito ipotecario - il costo delle rate è passato da un Taeg medio (su importi di oltre 125mila euro) del 4,34% a marzo 2004 al 5,27% dello scorso settembre, registrando così un incremento di 0,93 punti percentuali e da inizio 2006 dello 0,95% - i futuri interventi della Banca Centrale Europea molto probabilmente potrebbero portare i tassi dall’attuale 3,5% al 4 per cento.
Sino ad oggi per le famiglie l’aumento dei tassi, ma soprattutto l’incremento del prezzo delle case, ha fatto sì che le rate si allungassero: oltre il 49% dei mutui scade a 21 anni, il 25% a 26 anni, e l’importo medio erogato cresce. L’offerta si è subito adeguata proponendo mutui che coprono fino al 100% dell’immobile.
Ma ora, per la prima volta, l’impegno delle famiglie verso le banche comincia a mostrare qualche sofferenza. Analizzando i dati dell’Osservatorio 2006 del Crif sui tassi di decadimento a fine giugno 2006 - indice dinamico che consente di osservare la probabilità di insolvenza, mettendo in relazione la consistenza dei flussi di credito entrati in sofferenza in un trimestre con il totale dei finanziamenti in essere al momento della rilevazione - emerge l’incapacità delle famiglie di pagare le rate (crediti in default con sei o più rate scadute o passati in sofferenza in 12 mesi): dai tassi stabili del 2004-05 intorno all’1,1% si è passati all’1,4%, soprattutto per le categorie di mutui superiori ai 20 anni e di importo oltre i 125 mila euro. Prezzi alti delle case, spostamento dell’offerta verso famiglie a reddito meno elevato e segmenti di clientela più marginali come immigrati, lavoratori atipici e giovani, spostamento verso nuclei familiari più piccoli potrebbero ulteriormente influire sull’evoluzione del rischio di sofferenza dei crediti ipotecari.
Nel complesso il livello di rischio dei mutui è intorno al 4,5%, più contenuto rispetto ai livelli del 2005 (5%), registrando una stabilità delle sofferenze (1,5% nei primi trimestri ‘06) e delle insolvenze gravi (1,1%), in riduzione nel biennio, e un miglioramento delle insolvenze leggere (2,3%). A veder aumentati i tassi di sofferenza sono soprattutto le piccole banche (1,4%). Insomma un primo campanello d’allarme anche in Italia.

 

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