Casalnuovo, svolta nell’inchiesta.
28 Febbraio 2007 | postato da: redazione | Giorno x Giorno | letto: 305
da il mattino di Leandro Del Gaudio
Domiciliari per l’imprenditore Pelliccia e il tecnico Raduazzo: truffa e falso
Arrestati grazie al satellite. Perché è solo grazie alle immagini satellitari, che gli inquirenti della Procura di Nola hanno la certezza che quei lotti di case non esistevano prima del 31 marzo del 2003, l’ultimo giorno utile per presentare la richiesta di condono. Un accertamento che è costato l’arresto ai domiciliari di un imprenditore e di un tecnico di Casalnuovo, ritenuti protagonisti del «sacco» di cemento armato che soffoca il municipio di provincia: ai domiciliari, dunque, l’imprenditore edile Domenico Pelliccia di 36 anni, a capo della ditta «Visagi srl», un’autorità locale in termini di costruzioni; e il suo tecnico di fiducia, l’ingegnere Giovanni Raduazzo, di 54 anni. Per i due indagati - entrambi originari di Casalnuovo - la Procura di Nola, coordinata da Adolfo Izzo e dal suo aggiunto Francesco Greco, aveva chiesto gli arresti in carcere, ma la misura disposta dal gip è stata meno afflittiva. Un’indagine solo alle battute iniziali, che punta dritto al palazzo comunale di Casalnuovo, per verificare la regolarità delle licenze edilizie di ben tre lotti di fresca costruzione. Ai due indagati vengono contestati i reati di falso per soppressione di atti pubblici e falso in atto pubblico. Il primo punto riguarda in particolare l’occultamento di documenti riguardanti 35 delle cento domande di condono edilizio sparite dall’ufficio tecnico del Comune. Il secondo capo di imputazione, invece, la falsificazione di numerosi bollettini di versamento dell’oblazione e degli oneri concessori relativi al condono edilizio. Una strategia che, ridotta ai minimi termini, ruota attorno all’occultamento di domande di condono: sforato il limite del 31 marzo 2003, bastava denunciare la scomparsa delle istanze e ripetere la pratica in tutta calma. Nelle nuove richieste venivano poi inserite foto di immobili costruiti in poche settimane, che venivano fatte risalire ad un periodo precedente al 31 marzo 2003. Così in via Filichito, la lunga arteria che collega Casalnuovo a Nola, ma anche in zona Casarea, le aree interessate da ben tre sequestri in dieci giorni. Ma il falso contestato ai due indagati - che avranno eventualmente modo di dimostrare la propria innocenza nel prosieguo delle indagini - riguarda anche un secondo punto: per gli inquirenti, i due avrebbero falsificato le perizie giurate, che stanno alla base di decine di atti di compravendita. Possibile, a questo punto, ipotizzare una consulenza di parte proprio su quegli atti giurati. Ma la Procura di Nola, con i pm Giuseppe Visone e Carmine Renzulli, ipotizza il coinvolgimento di altri costruttori, che a più riprese avrebbero costruito in pochi mesi alveari di appartamenti e di villette a schiera, oggi abitati da centinaia di residenti. Non è un caso che nell’ordine di arresti domiciliari a carico dei due costruttori, gli inquirenti ipotizzano anche diverse ipotesi di truffa aggravata ai danni dei «numerosi acquirenti di appartamenti abusivamente realizzati». In dieci giorni sono settanta gli edifici finiti sotto il cono d’ombra della Procura di Nola. Centinaia di appartamenti, migliaia di nuclei familiari. Quelli di ieri sono i primi due arresti, che cadono dopo un’insistente attività investigativa che apre scenari più complessi sul sacco edilizio dell’area metropolitana: l’accusa mossa ai due indagati ruguarda infatti 35 domande di condono edilizio, ma le pratiche scomparse per «giustificare» le licenze di costruzione arrivano fino a cento.










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