Catasto ai Comuni: riforma operativa solo dopo il 2010.
da il sole 24 ore di Saverio Fossati
Ici via dalla prima casa. Ma con calma. Se - come ritiene il presidente del Consiglio, Romano Prodi - si potrà procedere all’esenzione dell’imposta immobiliare sulle abitazioni principali solo dopo aver concluso la riforma delle tariffe d’estimo, allora occorrerà attendere almeno fino al 2010-2011, quando la base imponibile sarà radicalmente cambiata e sarà possibile tarare diversamente le aliquote. A meno che, in tempi decisamente più brevi, non prendano corpo le ipotesi di sgravi fino a 500 euro sulla prima casa,che corrisponderebbero praticamente a un’esenzione quasi totale. Ma con quale copertura?
La revisione delle tariffe d’estimo, alla base del calcolo della rendita catastale e quindi di tutto il prelievo sugli immobili, è prevista nel disegno di legge del Governo sulla delega fiscale ( atto Camera 1762). Una volta effettuata la revisione, e ottenute tariffe al metro quadro legate al valore commerciale del bene, i “valori catastali” triplicheranno come minimo. Visto però (come specificato negli emendamenti presentati dal relatore, Donatella Mungo) che ci dovrà essere invarianza di gettito, le aliquote Ici dovranno essere ridotte di conseguenza (si veda l’articolo qui sotto). Ma se i Comuni non potranno piùcontare sui 2,8 miliardi di Ici che deriva dalla prima casa (e che secondo una valutazione dell’Economia possono salire a 3,5 miliardi) vuol dire che dovranno recuperarli dalle altre tipologie immobiliari. I tempi,però,non potranno essere brevi. «In primo luogo - spiega Alfiero Grandi,sottosegretario all’Economia con delega al Catasto - avremo il decentramento del Catasto: il1° Novembre parte il primo gruppo di Comuni e nel 2009 il secondo. A questo punto - aggiunge Grandi - ci sarà l’attuazione della delega sulla riforma degli estimi,che io prevederei non oltre il 2010, forse anche 2009. Una volta eliminate le iniquità oggi esistenti, soprattutto fra centri e periferie, il Territorio, passando dal vano al metro quadrato, elaborerà un sistema per arrivare a un valore che si approssimi a quello di mercato».
Solo a quel punto, quindi, sarà possibile (sempre con invarianza di gettito) togliere l’Ici dalla prima casa. Ma nell’attesa?«Nessuno nega - prosegue Grandi - che si possa staccare un tagliando di riduzione dell’ Ici, già prima della riforma degli estimi: il Parlamento preme per un impegno più preciso, ma ci vogliono risorse fresche. Se passa l’ipotesi dello sgravio fino a 500 euro si arriva a un costo di 3 miliardi, poco meno dell’abolizione totale; noi ragioniamo su ipotesi più prudenti, tipo 250 euro, e qui basterebbero 1,8 miliardi».
Quanto ai tempi concretamente necessari, le esperienze del passato dicono che per portare a termine operazioni così complesse servono almeno 45 anni. Da qui l’ipotesi che la riforma delle tariffe non possa diventare una realtà prima del 20102011.Insomma, o si trovano le risorse prima, oppure per l’esenzione dell’Ici sulla prima casa bisognerà attendere ancora un pezzo.
Un dubbio però rimane: come è possibile assicurare l’invarianza di gettito in termini assoluti? «Sarà prevista una fascia di oscillazione del decreto legislativo di attuazione della delega - conclude Grandi -. Con l’aumento degli estimi del 300%, ci sarà un calo delle aliquote, ridotte a un terzo. Non capisco perché dobbiamo ragionare con gli incubi di aumenti delle imposte generalizzati che sono invece esclusi dalla legge».
Intanto nel Ddl delega hanno cominciato ad affluire gli emendamenti: il termine è il 29 maggio ma Donatella Mungo ha già presentato due proposte di modifica. La prima prevede l’invarianza di gettito per tutte le imposte (ci vorrà quindi un’aliquota speciale Irpef per i redditi da fabbricato) e una «franchigia» per le abitazioni principali, sostituiva delle agevolazioni vigenti. La seconda prevede più specificamente un «meccanismo di detrazioni» Ici sull’abitazione principale da aggiungersi a quello vigente e una detrazione Irpef per gli inquilini.










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