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Italiani in parallelo - i notai


28 Maggio 2007 | postato da: redazione | Giorno x Giorno | letto: 147

circolareI custodi del rogito uguale per tutti
Da il sole 24 ore
«Rogito, ergo sum». Chi, fra gli studenti universitari di giurisprudenza, non ha sognato almeno una volta di vincere il concorso da notaio, comprarsi un palazzo nobiliare e far incidere sopra il portone il motto di maccheronica impronta cartesiana, a imperituro vanto del proprio sprint professionale, e a perenne disdetta di quelli che non ci avrebbero scommesso un soldo? Un sogno infrangibile, quello di diventare notaio: attività qualificata e protetta dal numero chiuso, assoluta autonomia nelle decisioni e nell’organizzazione del lavoro, passaporto sicuro verso la ricchezza e il prestigio sociale. Ma la realtà, oggi, conferma o smentisce la fantasia? E quale profilo ha assunto questa figura professionale, al di là del rogito che rimane, non solo nell’immaginario collettivo ma anche nella pratica quotidiana, l’atto più significativo e caratterizzante della funzione? Per trovare risposte sul campo «Il Sole 24 Ore del lunedì», continuando il viaggio fra gli «Italiani in parallelo», ha trascorso una giornata con un notaio di una grande città, e un’altra con un suo collega che, invece, opera in provincia. Scoprendo che, al di là delle singole abitudini e della tipologia molto differenziata di questioni sotto la lente, la professione notarile è tuttora un modello abbastanza omogeneo. E in questo tempo che semina dubbi, la notizia in fondo è scoprire che, come si dice della legge, anche il rogito è uguale per tutti.

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