Da Il sole 24 di gianni.trovati@ilsole24ore.com
Dopo le elezioni. Sui sindaci «puniti» nell’urna soprattutto l’effetto della politica fiscale nazionale - Meno peso a Ici e Irpef
Gianni Trovati ROMA Chi vuole dare un nome alle priorità che hanno guidato gli elettori nell’ultima tornata delle elezioni amministrative, è bene che guardi alla voce «sicurezza». Anche dalle parti del Fisco troverà indicazioni interessanti, ma più per le decisioni prese a Roma quando si è scritta la Finanziaria che per quelle assunte dai sindaci in scadenza. In pochi, infatti, sembrano essere andati alle urne con l’intenzione di punire il sindaco che ha alzato le tasse locali o premiare quello che le ha abbassate. Ogni Comune, ovviamente, fa storia a sé, e la politica nazionale ha senza dubbio avuto un peso determinante sul voto delle città , ma questa «agenda dell’elettore locale» emerge con evidenza quando si fa la radiografia dei capoluoghi che hanno appena chiuso le urne. La partenza, quasi d’obbligo, per questo viaggio nelle ragioni del voto è Verona, dove il sindaco uscente Paolo Zanotto si è ben guardato dal ritoccare le addizionali Irpef e l’Ici, ma non ha potuto evitare il drastico ribaltone degli esiti elettorali. Un ribaltone nato proprio dal sentimento di insicurezza diffuso in città , che a fine 2006 il termometro Ipr-Sole 24 Ore sulla percezione della criminalità aveva puntualmente misurato, facendo precipitare Verona al 68° posto nella graduatoria nazionale della sicurezza avvertita dai cittadini, dal 15° occupato solo un anno prima. E il cambio di vento, più che frenare il centrosinistra (-4,8% rispetto al primo turno delle comunali 2002) ha gonfiato le vele dei settori della Cdl più inclini ai sentimenti di «legge e ordine», facendo raddoppiare la Lega (+5,9%) e spingendo Alleanza nazionale (+3,2%), mentre l’inedita lista Tosi collegata al candidato sindaco (16,4%) faceva man bassa dalle parti di Forza Italia e Udc. Per la controprova basta spostarsi a Como, che nel 2006 ha scalato 57 posizioni nella classifica della sicurezza e ha premiato la Casa delle Libertà confermandola al governo al primo turno con il 56,1%, con un aumento del 3,3% rispetto al 52,8% realizzato nel 2002. E il meccanismo torna a funzionare ad Asti: anche qui tasse locali ferme, preoccupazioni sull’ordine pubblico in crescita e più di 13 punti di castigo al centrosinistra al Governo, che cede la mano alla Cdl fin dal primo turno. E in qualche città la sicurezza sembra prendere il primo posto tra i pensieri locali degli elettori anche nel braccio di ferro diretto con un Fisco locale in aumento. Succede a Palermo e ad Olbia, dove le Giunte uscenti hanno ritoccato le aliquote pochi mesi prima della prova elettorale ma nelle urne non hanno trovato sorprese negative. L’incrocio di questi dati, naturalmente, non esaurisce le spiegazioni del voto, che trova motivazioni cruciali anche lontano dai municipi andati al rinnovo. Lo sa bene, per esempio, Mara Scagni, sindaco uscente di Alessandria, che negli ultimi due anni ha abbassato l’Ici, ha reso più tranquilli i cittadini, secondo il loro stesso giudizio, ma è uscita dalla due giorni elettorale con il 13,3% di voti in meno rispetto al 2002, battuta al primo turno dal candidato della Cdl.






Lascia un commento