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Visco: Primi passi per la riduzione delle tasse dalla Finanziaria 2008

luglio 25th, 2007 ¦ leggi altre proposte di: redazione

da il sole 24 ore di Nicoletta Cottone

Primi passi di riduzione del carico tributario con la legge Finanziaria per il 2008. Riduzione dell’Ici «graduata e generalizzata» e sgravi per gli affitti. Lo ha detto il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco nel corso dell’audizione dinanzi alla commissione Bilancio della Camera. Gli interventi di spesa, inoltre,devono essere compensati con interventi di riduzione della spesa primaria. La riduzione della spesa primaria è una operazione difficile, ma non impossibile. Attualmente il risanamento è avvenuto grazie all’aumento delle entrate. Nel primo semestre 2007 le entrate erariali al netto delle una tantum sono aumentate del 6 per cento. Riferendo sull’andamento delle entrate Il viceministro ha anche annunciato che nel 2007 sono attese maggiori entrate per 2 miliardi rispetto alle previsioni del Dpef 2008-2011. Se l’evasione scomparisse si potrebbe abbassare il carico fiscale del 15-20%, non ci sarebbe concorrenza sleale tra imprese e il sistema economico sarebbe più efficiente e più competitivo. «L’autoliquidazione delle imposte dirette in giugno è andata bene – precisa Visco – tuttavia, la proroga dei termini dei versamenti per i contribuenti soggetti agli studi di settore, le entrate una tantum da restituire per l’Iva auto e la presenza dei versamenti Ici nelle dichiarazioni impedisce stime precise prima della fine di agosto».

Evasione
«L’evasione in Italia è pandemica», non si annida solo in alcune categorie, ma a diversi livelli riguarda un po’ tutti, dal dipendente che fa il secondo lavoro al piccolo imprenditore, alla società di capitale. Il viceministro sciorina i suoi dati: si evade di più nel settore dei servizi e nelle piccole e medie imprese, dove l’evasione sfiora il 40% della base imponibile Irap. Nel Belpaese si nasconde al fisco circa il 17-18% del Pil, pari, in base ai dati Istat, a circa 230-245 miliardi di euro, al Nord, come al Sud. Dalle dichiarazioni risulta che si evade il 21% della base imponibile Irap e fino al 33% della base imponibile Iva. L’evasione in Italia è superiore a quelle delle economie avanzate, il doppio di quella di Francia, Germania e Regno Unito, di quattro volte superiore a quella di Austria, Irlanda e Olanda. Fra i Paesi Ocse l’Italia ha un sommerso di almeno il 60% più elevato della media, con tutte le consegienze intuibili sul fronte di criminalità, sicurezza o ordine pubblico. Con l’evasione si perdono circa 7 punti percentuali di Pil in mancate entrate, con una perdita di 100 miliardi l’anno.

Conti pubblici ed entrate
L’indebitamento netto del 2006, grazie all’aumento delle entrate, è diminuito di 1,7 punti percentuali di Pil (dal 4,1% del Pil del 2005 al 2,4% del 2006). La spesa primaria è rimasta invariata. La pressione fiscale è circa 42,3% del Pil. Le entrate della Pubblica amministrazione sono aumentate del 9,6%, più della crescita economica che è stata del 3,7 per cento. Le entrate del bilancio dello Stato sono aumentate di 35,8 miliardi rispetto al 2005. Si tratta, spiega Visco, di un aumento non ciclico, ma legato a un miglioramento dell’adempimento spontaneo. In particolare la crescita del gettito Iva è stata la più evidente. Nel settore delle costruziioni e dei servizi immobiliari l’aumento è stato del 6%, con un gettito Iva che è cresciuto del 13-15 per cento. Aumentano i controlli: il numero degli accertamenti sui contribuenti con crediti Iva è salito del 10%, l’Iva evasa accertata è cresciuta del 33% rispetto al 2005. I maggiori poteri attribuiti all’Agenzia delle dogane hanno fatto segnare aumenti del valore medio di alcuni beni importati. Per esempio, nel settore dell’abbigliamento il valore è cresciuto tra l’8 e il 12 per cento.

Ici
Per fare un «intervento adeguato» sull’Ici, secondo la stima di Visco, occorre un punto percentuale di Pil. Il calo dell’imposta comunale sugli immobili «non è per me una priorità», come invece lo sono famiglie con figli, anziani e ceto medio. Per sostenere le famiglie nella spesa dell’abitazione secondo Visco, occorre «un alleggerimento generalizzato ma graduato a seconda delle situazioni» dell’ci, una riforma delle
detrazioni per coloro che vivono in affitto «almeno un quarto delle famiglie italiane, prevedendo un sistema di detrazioni fiscali graduate in funzione delle aree geografiche e in relazione con le modifiche che si adotteranno per l’Ici» e la revisione della tassazione dei redditi da locazione. Il viceministro dell’Economia ha sottolineato come attualmente le detrazioni vigenti sull’Ici a favore delle abitazioni principali provochino forti disparità di trattamento tra abitazioni situate in piccoli comuni, in grandi città e in
aree metropolitane. Nei piccoli comuni con meno di 5mila abitanti, l’attuale detrazione consente l’esenzione di quasiil 40% dei proprietari, nelle grandi città con più di 500 mila abitanti, solo l’8% dei proprietari di prime case risulta esente.

Affitti
Prevista una riforma dele detrazioni per chi vive in affitto, con un sistema di detrazioni graduate per aree geografiche, legate alle modifiche che si adotteranno per l’Ici. Prevista anche una revisione della tassazione dei redditi di locazione .

Imprese
Per sostenere la competitività occorre una equa ed equilibrata tassazione del reddito delle imprese. Occorre, dunque, ridurre le aliquote di imposizione sui redditi d’impresa (si ipotizza di 5 punti perentuali) e ampliare le basi imponibili. Equa tassazione e semplificazione per le piccole e medie imprese. Prioritario identificare le imprese marginali e studiare una tassazione forfettaria, affiancata da una radicale semplificazione degli adempimenti. Fondamentale anche la semplificazione degli adempimneto che rappresentano un costo per il sistema produttivo e per la collettività. Necessario migliorare l’efficienza dell’amministrazione finanziaria, accelerare i rimborsi. avviare un processo di riforma del contenzioso fiscale.

Federalismo fiscale
Profonda revisione del sistema di finanziamento degli enti terrioriali per riconoscere loro un’autonomia tributaria e garantire un adeguato grado di perequazione tra territori differenti per basi imponibili. Il processo di riforma della finanza locale richiede una revisione del patto di stabilità interno con gli enti territoriali e un nuovo sistema di finanziamenti nel quale tributi regionali e locali e le compartecipazioni ai tributi erariali saranno la fonte primaria.

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