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Mercato in calo, fuga dalle grandi città


6 Settembre 2007 | postato da: redazione | Mercato Immobiliare

da il denaro
 
Il mercato immobiliare residenziale in Italia dà segni di contrazione, in particolare nelle grandi città. Secondo le stime dell’ufficio studi Ubh, il numero delle compravendite scenderà a fine anno del 3 per cento circa a 820mila unità, con una tenuta media dei prezzi, da oltre un anno in sostanziale equilibrio.

Emerge intanto un fenomeno relativamente nuovo e destinato a consolidarsi nei prossimi anni: la crescente richiesta di case nelle città di media dimensione, purché non troppo distanti dalle più grandi.
Il primo studio di settore presentato ieri da Ubh, holding che controlla i marchi Professionecasa, Grimaldi Franchising e Rexfin per un totale di oltre 900 agenzie immobiliari, evidenzia infatti che la domanda è ora fortemente caratterizzata da proprietari in cerca di metrature più ampie, ma privi di un budget da grande città.
La scelta cade quindi sui capoluoghi di provincia o sulle piccole città distanti anche un’ora dal luogo di lavoro, ma capaci di offrire una qualità della vita, per servizi e infrastrutture, competitiva con i centri maggiori. Da qui la crescita zero dei prezzi nelle grandi città (negativa al netto dell’inflazione), tranne che per le zone di pregio e l’hinterland, contro il più 2-3 per cento dei centri di media dimensione.
Da Milano, ad esempio, le nuove mete sono Pavia, Lodi, Monza o Bergamo, mentre da Roma la direzione è quella della costa, con Anzio, Ostia e Latina tra i lidi più gettonati. A sostenere la popolazione delle città maggiori è fondamentale il contributo dei residenti stranieri.

Un altro segno di debolezza del mercato viene dal mondo della locazione, dove i canoni di affitto, tranne piccoli aggiustamenti, sono sostanzialmente fermi da due anni. Lo squilibrio tra canoni e prezzi rende meno interessanti i tassi di rendimento, intorno al 4,5 per cento annuo. Più convincente l’investimento in box e posti auto, che garantiscono ancora rendimenti tra il 5,5 e il 6,3 per cento.
Quanto al mercato del credito della casa, Ubh evidenza gli effetti della risalita dei tassi di interesse, come il ritorno al tasso fisso soprattutto nel Centro-Sud e l’allungamento del periodo di finanziamento.
“Ricordiamo che, nonostante l’allarme sul rialzo dei tassi, oggi siamo esattamente sui livelli del 2000, quando si arrivò al 4 per cento dal 2,75 per cento del 1999. E allora non ci fu nessuna crisi del mercato immobiliare”, spiega l’amministratore delegato di Rexfin, Enrico Quadri.
Commentando la crisi dei mutui a rischio emersa il mese scorso negli Usa, Quadri rassicura: “Certamente la tendenza del tasso di insolvenza è in salita anche in Italia, perché le maglie per la concessione dei finanziamenti si sono allargate anche a ceti più bassi, ma in Italia i mutui subprime non esistono. Il protestato non è mai stato finanziato e i prestiti arrivano raramente a coprire il 100 per cento dell’immobile, altro che il 120 per cento come accaduto negli Usa”. Negli Stati Uniti i subprime sono nati dopo i fatti dell’11 settembre, conclude. “Allora la Fed decise di facilitare i prestiti in modo da sostenere i consumi”, conclude. 

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