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da il sole 24 ore di Nicoletta Cottone

Per Walter Veltroni, candidato alla poltrona di segretario del Partito democratico e sindaco di Roma, il modo in cui si approva oggi la Finanziaria, con il solito «assalto alla diligenza», è inaccettabile. Per il sindaco di Roma il percorso di approvazione della manovra oggi ricorda quello di «un treno in corsa assaltato dagli Sioux, che prima tirano le frecce e poi vi salgono sopra». Necessario, dunque, per l’atto più importatnte di un Governo, individuare «un percorso virtuoso: basta con le Finanziarie in cui ognuno mette l’emendamento del collegio suo. Ma non è neanche possibile che in presenza degli Sioux che tirano le frecce, si metta la fiducia».

Il candidato alla leadership del Partito democratico auspica un percorso di approvazione della manovra più lineare. «Il Governo presenta un testo di Finanziaria alle Camere, le Camere discutono, in commissione, lo emenda in tempi stabiliti, in modo tale che quel testo vada al voto del Parlamento, e questo decida con un si o un no». Il tempo delle alleanze-contro è finito, secondo Veltroni e si è aperta una nuova stagione nella quale ci voglionoi programmi coesi e un sistema elettorale che consenta ai cittadini di scegliere chi si presenta con un programma coeso. «Le parole più citate - ha detto - devono essere: tasse, sicurezza, precarietà, innovazione, lotta alla democrazia, semplificazione della vita istituzionale del Paese». Veltroni ha ribadito che non c’è bisogno di avere mille parlamentari, ne bastano la metà e non c’è necessità di avere due Camere che fanno la stessa cosa e finiscono col paralizzare tutto: una Camera faccia le leggi, l’altra sia la Camera delle Regioni.

Sulle tasse si dice in linea con il premier. «Il presidente del Consiglio ha detto esattamente quello che ho detto anch’io, e viceversa. Per quanto ci si sforzerà nel futuro, differenze non si troveranno». Opinioni espresse, «naturalmente nei ruoli diversi, perché Romano Prodi è presidente del Consiglio di un governo di coalizione e ha tutto il sostegno di un Partito democratico che nel frattempo deve definire la sua identità. Un’identità che non è quella di una coalizione, ma è il profilo di un partito che ha un suo programma».

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