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In casa nascono 21 miliardi di tasse all’anno

I balzelli. Quanto valgono dirette e indirette

da il sole 24 ore di G.Tr.

Oltre 21 miliardi di euro. A tanto ammonta l’assegno che un Fisco immobiliare tra i più aspri d’Europa riesce ogni anno a ottenere dai proprietari delle abitazioni. Il tesoro fiscale, 21,1 miliardi per essere precisi, generato dalla casa si ricava dalle stime condotte da Assoedilizia, che ha riparamentrato sulle sole abitazioni il gettito prodotto dalle tasse sul mattone. L’entità della dote spiega in modo eloquente i motivi per cui la casa rimane stabilmente tra i primi pensieri dell’Erario e del Fisco locale, che dalle abitazioni ricavano circa il 50% del gettito prodotto dagli immobili e il 5% del totale delle tasse pagate ogni anno (considerando le imposte erariali, l’Ici e la Tarsu).

Dibattito continuo Per le stesse ragioni la casa è in cima ai pensieri anche della politica, che ogni anno alla vigilia della Finanziaria si affatica a elaborare ipotesi più o meno audaci sui “pacchetti casa” della manovra. Pacchetti che spesso si sgonfiano quando queste architetture teoriche devono traslocare sulla carta della Gazzetta ufficiale. Perché proprio la sua generosità in fatto di risorse rende il Fisco immobiliare un tema particolarmente delicato. Lo sanno bene i piccoli proprietari che affittano un appartamento, e che più volte negli ultimi anni hanno messo mano alla calcolatrice per misurare il risparmio della «cedolare secca» al 20%, senza potere (finora) passare all’incasso per il ripetuto tramonto dell’ipotesi (si veda anche l’articolo sopra).

E lo sanno bene i sindaci, sempre più agitati da quando l’abolizione dell’Ici ha cominciato a occupare stabilmente la top ten delle promesse elettorali. Tra centro e periferia Non perché l’imposta comunale in sé sia un prelievo particolarmente oneroso; gli 11 miliardi di gettito annuale (poco meno di quattro dei quali provengono dalle abitazioni) impallidiscono di fronte ai 30 miliardi generati dalle due imposte immobiliari francesi e quasi scompaiono se paragonati ai 60 prodotti dalle omologhe tasse inglesi. Il fatto è che da noi le tasse sulla casa vivono in mezzo al guado di un federalismo mai compiuto, e quindi rientrano in una famiglia articolata di prelievi locali e centrali che rendono il tema casa uno dei più sensibili a livello politico.

E ogni sconto sull’Ici, a meno che non segua la via indiretta di una detrazione dall’Irpef, rischia di dare il colpo di grazia alla reale autonomia finanziaria dei Comuni proprio quando il nuovo disegno di legge sul federalismo fiscale ha appena avviato il suo iter in Parlamento. Le «agevolazioni» In queste difficoltà i proprietari troveranno una spiegazione, ma non una consolazione, per il quasi primato in Europa fatto segnare dal prelievo italiano sugli immobili. Che a volte le misure nate per ridurre il prelievo fiscale hanno finito paradossalmente per incrementare. Un caso è quello delle imposte di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa, che si pagano sulle compravendite di prima casa e che nel 2005, insieme ad altri balzelli, sono aumentate del 30% per finanziare il secondo modulo della riforma fiscale varata dal Governo Berlusconi. E un’agevolazione fiscale ha inciso anche sulle dinamiche fatte registrare dall’Iva, che secondo le stime di Assoedilizia frutta ora quattro miliardi all’anno. Generati anche dal boom dei lavori di ristrutturazione, spinti dallo sconto Ici introdotto nel 1998 che quest’anno ha superato i tre milioni di beneficiari.

Un gioco, in questo caso, naturalmente vantaggioso per il contribuente, che però ha finito per irrobustire il capitolo immobiliare del Fisco e, al suo interno, il ruolo dell’Iva. In Comune Per cercare i (pochi) frutti prodotti finora dalle discussioni fiscali sulla casa è meglio spostarsi nei Comuni. Che, sull’onda del dibattito, hanno in parte anticipato le misure nazionali, diminuendo del 5,7% rispetto al 2006 le richieste sulla prima casa. Un alleggerimento, però, a macchia di leopardo, concentrato soprattutto nel Lazio, in Abruzzo e in Lombardia. E in gran parte compensato dai ritocchi dell’aliquota ordinaria.

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