Canoni più bassi con l’alleanza pubblico-privato
9 Ottobre 2007 | postato da: redazione | Osservatorio Tasse | letto: 97
da il sole 24 ore di Rossella Bocciarelli
«Mi fa molto piacere che il presidente del Consiglio abbia detto che la casa è il fiore all’occhiello di questa manovra. Io ho sempre sostenuto che se c’era una bandierina da piantare sulla Finanziaria del 2008, questa bandierina dovesse chiamarsi casa». Il viceministro dell’Economia, Roberto Pinza, è particolarmente soddisfatto dell’impostazione della Finanziaria appena varata. E ne difende a spada tratta coerenza e organicità. Eppure, è stato detto che questa manovra è un caleidoscopio, dove si vede di tutto un po’… Neanche per idea: per esempio, il tema dell’abitazione in questa manovra viene affrontato in modo molto organico e compatto, perché si interviene per problemi. C’è ad esempio il problema di agevolare l’acquisto? Si porta la tassa di registro all’1% per comperare immobili che fanno parte di programmi di edilizia residenziale. Secondo problema: viene diminuito il costo connesso alla titolarità della casa oppure all’utilizzo mediante locazione, perché la riduzione dell’Ici diminuisce il costo della proprietà della casa e la detraibilità degli affitti per redditi fino a 15 o 30mila euro, a seconda dei casi, diminuisce il costo dell’immobile in godimento. Inoltre, c’è l’attenzione alla “qualità” della casa, con la proroga delle agevolazioni per le ristrutturazioni e per il risparmio energetico.Uno slogan che è stato molto agitato è anche quello dell’intervento “sociale” in edilizia.
Certo, non a caso. Qui le norme di rilievo sono due: la prima è un intervento classico, che sancisce il ritorno a forme di edilizia pubblica sociale, con cifre consistenti a mio parere. Serve a risolvere difficoltà acute, quelle di persone che non riescono a pagare un canone: in tutti i paesi del mondo, l’edilizia sociale è edilizia pubblica per definizione. Qui viene realizzato, con molta elasticità, un programma straordinario: a metterlo in atto possono essere ex Iacp, Comuni e anche la Cassa depositi e prestiti, che può firmare apposite convenzioni. Ma c’è anche una seconda norma, che io reputo estremamente innovativa. Quale? Il Governo si è chiesto: come facciamo a incrementare il patrimonio immobiliare destinato a locazione? Qui non siamo più nell’ambito dell’edilizia sociale tout court. C’è la necessità di garantire un canone sostenibile a quelle famiglie che vivono di reddito fisso e che in questi anni hanno visto lievitare gli affitti. Per esempio, a Roma ormai l’affitto medio per un appartamento di 90 metri quadrati è 1.500 euro al mese. La norma dice: lo Stato mette un po’ di soldi, poi si costituisce una società di scopo e spetterà a questa società trovare gli strumenti finanziari giusti, con una partecipazione totale o anche parziale del soggetto pubblico, facendo quindi appello a quei capitali privati che oggi investono nel cosiddetto housing sociale, per realizzare case che potranno essere date a un affitto “sostenibile”.
Questo è uno strumento nuovo. È un po’ come se fosse una Siiq, un grande fondo immobiliare specializzato in locazioni, ma del settore pubblico. Non ci sono precedenti? Ce ne sono. Ha presente il Fondo infrastrutture F2i? È lo stesso schema. Si crea una società che è a soggetto pubblico o accoglie anche capitali privati. Oggi sono molti i soggetti privati, in giro per il mondo, disponibili a investire in edilizia, non per cercare un guadagno speculativo ma per poter contare su un rendimento costante. Sono fondi pensione, banche, fondazioni. Per esempio, Cariplo sta già facendo l’housing sociale. Così alla fine l’appartamento, invece di costare, che so, 1200 euro al mese, magari ne costa 900. Ma lo stanziamento previsto per il 2007 è di soli 150 milioni. Si, ma le ricordo che in questo campo si può contare sull’effetto-leva garantito dal credito. In più, c’è la possibilità dell’apporto dei privati, che può anche essere consistente.










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