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Fmi: crisi mutui frena crescita mondiale risanamento rallenta anche per l’Italia

da La Repubblica

Il Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le stime per il 2008 Cina, India e Russia si vanno imponendo come nuove locomotive dell’economia globale.
La crisi dei mutui subprime partita dagli Stati Uniti pesa sull’economia mondiale al punto che il Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le stime di crescita globale del 2008, tagliandole dello 0,4% rispetto alle ipotesi di luglio, fino al 4,8%.

Stime Pil al ribasso. Il Fondo monetario riduce le stime di crescita anche dell’Italia. Il Pil, si legge nel World Economic Outlook, è rivisto al ribasso non solo nel 2007 (+1,7% contro +1,8%), ma anche sul 2008, che registra una riduzione più marcata pari allo 0,4% in meno, fino a quota +1,3%.

Critiche all’Italia sul tesoretto. Il Fondo trattando la politica economica italiana emette inoltre un giudizio negativo sull’utilizzo del ‘tesoretto’, segnalando il rallentamento del passo sul fronte del risanamento dei conti pubblici nonostante il buon andamento delle entrate. Così facendo, spiega l’istituto di Washington, difficilmente l’Italia riuscirà a ridurre il deficit di “almeno lo 0,5% del Pil all’anno”. Stando al Fmi, il rapporto deficit/Pil si attesterà al 2,1% nel 2007 e al 2,3% il prossimo anno, mentre il debito/Pil il 105,3% e al 104,2% rispettivamente nel 2007 e nel 2008.

La locomotiva cinese. Se da un lato gli Usa (e di riflesso Eurolandia e Giappone) frenano, la Cina rafforza il suo ruolo nella nuova mappa economica mondiale, segnando il maggior apporto in assoluto alla crescita globale. Per la prima volta nella storia, infatti, Pechino sarà “il maggior contributore” al Pil globale in termini di prezzi di mercato e a parità di potere d’acquisto. Secondo il Weo, i Paesi emergenti, pur accusando qualche lieve colpo, bilanciano l’incertezza delle economie più sviluppate: Cina, India e Russia continueranno a pesare per il 50% nella crescita globale, come già fatto nell’ultimo anno.

I problemi dell’Eurozona. Grigie invece nel complesso le previsioni per l’Eurozona dove secondo il rapporto le prospettive sono rese negative dalla volatilità dei prezzi del petrolio e dalla possibilità di un rallentamento più prolungato del previsto dell’economia Usa. Non ci sono buone notizie neppure sul fronte dell’inflazione che, sebbene si sia mantenuta nell’ambito del limite del 2% fissato dalla Bce, dovrebbe superare questa soglia entro la fine dell’anno a causa dei prezzi dell’energia e degli alimentari.

Il giudizio sulla politica monetaria. In questo senso, sebbene ci sia stata da parte della Bce e della Bank of England una stretta monetaria nella prima metà dell’anno, appare secondo il Fondo positiva la scelta di tenere i tassi fermi e “considerando i rischi di rallentamento dell’economia la politica monetaria può permettersi di rimanere ferma nel breve termine”.

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