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Prezioso: Sos casa, mancano aree e soldi


24 Novembre 2007 | postato da: redazione | Mercato Immobiliare

da www.ildenaro.it  Eleonora Tedesco

Al via, ieri, la prima giornata di confronto organizzato dall’Istituto Autonomo Case Popolari di Napoli, in occasione del Centenario della sua attività. L’occasione è stata un modo per porre l’attenzione anche sulla situazione di Napoli, non esente dall’emergenza casa, che sta investendo moltissime famiglie italiane e non solo.Come ha detto il presidente dell’Acen, Ambrogio Prezioso, infatti, “mancano le aree ed i finanziamenti pubblici”, e, pur intervenendo in modo tempestivo, non si sarebbe assolutamente in grado di riuscire a saziare l’enorme fame abitativa che attanaglia il capoluogo. 
  
Attraverso il parternariato tra pubblico e privato, ma anche attraverso un reale cambiamento nei ruoli e nelle mentalità”, l’emergenza casa potrebbe trovare una risposta, pur non riuscendo a soddisfare il fabbisogno reale. L’emergenza che il presidente dell’Acen, Ambrogio Prezioso, pone all’attenzione nel dibattito organizzato dall’Iacp di Napoli e che molti altri relatori riprendono vede la città di Napoli (e in generale, tutto il Meridione), come l’aree più colpita dall’emergenza abitativa. Nel capoluogo campano, infatti, su un fabbisogno di 198 mila vani, se ne potranno rendere disponibili, nell’immediato soltanto 55 mila.

Da qui la necessità di una forte alleanza che veda in campo, per un nuovo e concreto rilancio della politica della casa e dell’edilizia sociale, le istituzioni, la politica e l’imprenditoria, che siano capaci, come afferma Prezioso, “di compiere operazioni complesse e di ricorrere alla finanza innovativa”, nell’ottica di attrarre sempre di più, sul territorio gli investimenti nazionali ed internazionali, perché, ad oggi è forte la mancanza di prodotto.

In questo senso, infatti si sta muovendo anche, in accordo con l’Iacp, la Camera di commercio di Napoli che, come riferito dal vice presidente Cosimo Callisto,“quasi per caso da una discussione in Camera di commercio con il presidente Acampora è nata la collaborazione con l’Istituto. Abbiamo verificato che l’Ente aveva immobili inutilizzati e degradati. Da qui l’idea di mettere a regime le proprietà e creare dal degrado opportunità anche per le imprese”. A tal proposito il presidente dell’Acen coglie l’invito lanciato dal sindaco di Napoli a considerare il piano regolatore come “uno strumento di indirizzo e non una camicia di forza”, ragion per cui sarebbe opportuno riconsiderare la destinazione di alcune aree, che, invece potrebbero essere rivolte all’edilizia sociale. E proprio partendo da una riconsiderazione della definizione di edilizia sociale che va considerata, secondo l’assessore Felice Laudadio, “come standard urbanistico” che va concepita una nuova politica della casa, dove non sia coinvolta solo l’area metropolitana, che pure va sostenuta e agganciata con una fitta rete infrastrutturale e di servizi, ma va anche, come sollecitato sia dal sindaco che da Prezioso, data molta attenzione alla riqualificazione della cinta urbana della città, perché, non scenda al di sotto del milione di abitanti, fatto, questo, che comporterebbe una drastica riduzione dei finanziamenti pubblici. Insomma un ritorno alla politica del fare e alla creazione di centri storici delle periferie per un recupero dell’identità e per fornire spazi di aggregazione sociale e per far questo è necessario che l’edilizia popolare venga riqualificata come standard. Un segnale estremamente positivo, inoltre, è arrivato dalla decisione, proposta dal governo e approvata dalla Camera che destina 550 mila euro all’edilizia popolare con il finanziamento per un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica, basato esclusivamente su interventi da parte di Iacp e Comuni, e in tale contesto gran parte dei quali relativi al recupero di alloggi oggi inutilizzati ed in degrado. Il Piano straordinario finalizzato prioritariamente al passaggio da casa a casa per gli sfrattati consentirà in pochi mesi e comunque entro il 2008 di avere a disposizione circa 12 mila alloggi. L’importanza di questo intervento viene dalla comparazione del numero di alloggi di edilizia sovvenzionata che negli ultimi venivano costruiti in Italia: circa 1500. Nella finanziaria, ora in discussione i Parlamento ci sono altri interventi: le detrazioni fiscali per gli inquilini, per la prima volta destinati a tutte le tipologie contrattuali, mentre fino ad oggi erano previste solo per coloro con contratto agevolato ai sensi della legge 431/98. Così come sono previste detrazioni fiscali per gli studenti fuorisede e i giovani tra i 20 e 30 anni. L’attenzione del Governo, dimostrata già con la legge 9 e con il tavolo di concertazione nazionale, arriva dopo un decennio nel quale non si è investito pressoché nulla, e pur non soddisfacendo ancora, costituisce comunque, secondo Guido Piran, segretario nazionale Sicet “un importante passo che indirizzi verso un cammino ancora molto lungo, ma che, per il momento, rappresenta l’unica risposta a questa grave emergenza”.

Dal convegno, inoltre è partita la proposta, ripresa dagli assessori Felice Laudario e Ferdinando Di Mezza di tenere proprio a Napoli, nel 2008 gli Stati Generali della Casa. Un ulteriore questione che si è posta al dibattito, riguarda i tempi, innanzitutto “dell’amministrazione che risultano oggettivamente inapplicabili alla tempistica imprenditoriale. Per questo”, ha poi continuato, “stiamo cercando di adoperarci per elaborare le linee guida di semplificazione delle procedure edilizie, in quanto eccessive lungaggini rischiano di incoraggiare l’abusivismo. Un altro fattore da evitare è l’appesantimento procedurale, con la duplicazioni delle richieste di verifiche documentali”. Ma il problema della tempistica, come sottolinea Di Mezza riguarda anche le graduatorie di assegnazione degli alloggi. La casa, quindi non solo intesa come un diritto inalienabile, ma anche come il volano attraverso il quale poter riscattare dall’illegalità e dal degrado il territorio, e quello di Napoli è esemplificativo di una situazione limite. Il Procuratore generale della repubblica presso la corte d’appello di Napoli, ha parlato, infatti, della necessità di una pianificazione civile del territorio: “necessaria per combattere l’abusivismo selvaggio. L’edilizia popolare”, ha continuato, “ha come caratteristica principale la pianificazione sociale oltre che tecnica, al fine di non creare ghetti abitativi che aprirebbero la strada anche alla devianza sociale. Per questo conclude è doveroso mettere da parte gli affari e le elucubrazioni eccessive”. Ciò anche in considerazione del fatto che, così come sostiene Prezioso, “un’imprenditoria moderna non deve certo rinunciare allo scopo dell’utile ma raggiungere un punto di equilibrio tra utile economico e utile sociale”
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La casa, dunque per vivere e non per abitare: attraverso un rilancio dell’edilizia sociale e popolare come risposta non solo alle moltissime famiglie che sono in gravi difficoltà, ma anche per rivolgere uno sguardo ai nuovi poveri, cioè al ceto medio. Non esiste, quindi, soltanto il problema casa per le famiglie, come evidenziato da Luciana Del Fico, segretario regionale Uil: l’emergenza tocca i giovani, molto spesso precari, le giovani coppie, i molti immigrati che non riescono né ad accedere ai fitti, né, tantomeno, al mercato. 

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