Quattro milioni di famiglie spendono più della metà del reddito per l’affitto
13 Gennaio 2008 | postato da: redazione | Osservatorio Tasse | letto: 200
Costa 2 miliardi tassare affitti al 20%. Copertura dai BoT
da www.ilsole24ore.com di Dino Pesole
Ritorna nel pacchetto fiscale in gestazione la «cedolare cedolare » del 20% sui redditi da locazione, già emersa tra le ipotesi in campo nella scorsa primavera, poi rinviata a tempi migliori insieme all’intero pacchetto sulle rendite finanziarie. Se ne discute, si rifanno i calcoli e si conferma che sottrarre la tassazione degli affitti all’aliquota marginale costa attorno ai 2 miliardi. Il vice ministro all’Economia, Vincenzo Visco, più volte si è detto favorevole, ma a patto di recuperare le relative risorse attraverso un pacchetto di interventi sul fronte dell’evasione degli immobili e sugli affitti in nero.
È probabile che la misura venga recuperata, insieme alla norma che uniforma al 20% la tassazione sulle rendite finanziarie, stralciata dalla maggioranza proprio nell’aprile del 2007 nell’approssimarsi della scadenza elettorale amministrativa. Dal punto di vista del gettito complessivo, i 2 miliardi della «cedolare» potrebbero essere recuperati dall’incremento dal 12,5% al 20% del prelievo sulle rendite finanziarie, ma a patto di applicare la nuova aliquota all’intero stock dei titoli in circolazione, recuperando così 2-3 miliardi. Viceversa, se limitata alle nuove emissioni, la nuova aliquota assicurerebbe un gettito di pochi milioni, e si trasformerebbe addirittura in un costo per l’erario poiché la contestuale riduzione dal 27 al 20% del prelievo sui depositi bancari e postali provocherebbe un minor gettito di circa 6-800 milioni.
Il giorno dopo l’annuncio, da parte di Romano Prodi, dell’avvio dell’operazione a tappe per il recupero di potere di acquisto dei salari, si comincia in sostanza a delineare il quadro dei possibili interventi. Secondo questo schema di massima: una volta accertato con la Trimestrale di marzo l’andamento tendenziale del gettito tributario del 2008,si quantificherà l’eventuale, auspicato surplus da destinare alla copertura degli sgravi in cantiere.
Subito dopo partirà la trattativa con le parti socialisu due capitoli che saranno oggetto di interventi da varare tra maggio e giugno (ma non si esclude anche un anticipo ad aprile): incremento delle detrazioni per i lavoratori dipendenti e la «dote fiscale» per il figlio (con l’ipotesi massima di estendere il beneficio fino al compimento del diciottesimo anno): oltre 4 miliardi di minor gettito. L’appuntamento con le prime misure concrete sul fronte dell’Irpef è rinviato a settembre. Resta confermato l’intendimento di intervenire sulla prima aliquota, con l’obiettivo di ridurla dal 23 al 20 per cento. Intervento che peraltro avrebbe, tra gli altri, il pregio di allineare allo stesso livello la prima aliquota personale sul reddito con quella sulle rendite finanziarie e i proventi da locazione.
Dai calcoli che i tecnici dell’Economia stanno mettendo a punto emerge un mancato gettito di 8 miliardi nel caso in cui si operasse contestualmente sulle detrazioni, e di 15 miliardi con l’attuale livello. Da qui la probabile scelta di procedere a tappe, con una proiezione almeno biennale (4 miliardi l’anno), per chiudere poi con i restanti ritocchi delle aliquote .
La variabile fondamentale resta quella delle risorse effettive a disposizione. Ma il percorso a tappe consentirebbe di limitare a 4-4,5 miliardi l’impatto sul 2008 relativamente alle misure in cantiere per maggio-giugno. Il resto costituirebbe oggetto della prossima Finanziaria, quindi a valere sui conti del 2009.
Ovviamente i calcoli si riferiscono solo alla parte strettamente fiscale. Risorse aggiuntive occorrono per far fronte al costo dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego (almeno 3 miliardi) e della detassazione degli incrementi salariali da legare all’aumento della produttività.










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