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Richiesta cambio di residenza

Un anno fa ho fatto richiesta per un cambio di residenza e mi è “stata bocciata” per ben 3 volte. La motivazione di questa bocciatura secondo il vigile è “il vicinato dice che lei lì ci lavora ma non ci vive”.

Breve storia: Dicembre 2006 , primo controllo del sig. vigile (con collega carina) eravamo presenti sia io che il proprietario dell’immobile. Non avendo ancora ultimato i lavori ci disse che sarebbe ripassato. Dopo 3 mesi avevo bisogno di un certificato di residenza mi fu negato perchè il vigile aveva “bocciato”.

Perplesso  rifaccio la richiesta dalla gentile impiegata dell’ ufficio anagrafe marzo 2007 . Passano alri 6 mesi ho bisogno di un altro documento al comune. Con mio grande stupore scopro che ancora una volta il vigile aveva dato parere negativo alla richiesta.
Questa volta mi incazzo sul serio in un momento d’ira apostrofo il Sig. vigile con un aggettivo poco corretto ( mi scuso per questo).
Rifaccio la richista.ottobre 2007.
Nel perido natalizio incontro un conoscente  che lavoro alla sez. comunale dove ho fatto richiesta di residenza, dice di aver sentito parlare di me al comune come quello che si è incazzato col vigile. Nel dicembre 2008 il mio amico Sasà che lavora a Verona mi chiede ospitalità a bisogno di trasferirsi a Napoli per motivi familiari. Anche se  l’appartamentino è piccolo acconsento. Anche Sasà chiede la residenza allo stesso ufficio.
Oggi 15 gennaio 2008 insieme a Sasà  ci siamo regati al comune per vedere a che punto era la nostra pratica.
Scopriamo che anche la sua richiesta è stata “bocciata”.
Motivo lei non abita lì!
Questa volta siamo fortunati incontriamo il sig. vigile che ci ha “bocciati”.
 
Chiedo al sig. vigile come risolvere il problema della residenza entrabbi nè abbiamo bisogno, il vigile ci dice che nè io, che abito e lavoro nell’immobile da ormai 13 mesi, nè Sasà, che ci vive in maniera saltuaria da 3 mesi, siamo conosciuti dagli  abitanti del quartire quindi mi è sembrato capire che divemta un’impresa molto ardua, a meno che non organizzi una festa per il vicinato ed ospiti circa 100 persone in un supermonolocale di 18 m.q. completamente arredato, uso casa e ufficio! (visti i tempi e gli affitii attuali non vedo quale sia il problema.

Concludo la conversazione con il sig. vigile che dice “dovendo avere la prova evidente che vivo nell’appartamento, sara’ sua cura venire a bussare per tre volte anche di notte. Lo aspetto (tranne il fine settiamana)
Nel frattempo io e Sasa’ abbiamo sempre bisogno del certificato di residenza.

Nel frattempo mi leggo la definiziione di DOMICILIO E RESIDENZA
Il DOMICILIO e’ definito dall’art. 43, 1 CC come il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei propri affari ed interessi. Il fatto che si consideri la sede principale comporta che i diversi affari ed interessi possano avere piu’ sedi, dove quella principale è individuabile in relazione alla principalita’ degli affari ed interessi. Gli affari ed interessi, nel contesto del CC che regola il c.d. diritto privato, si intendono le attivita’ economiche, produttive, patrimoniali e finanziarie che attengono alla persona.
Per questa sua stessa natura, il domicilio non ha, ne’ puo’ avere una propria registrazione amministrativa specifica.

La RESIDENZA e’ definita dall’art. 43, 2 CC come il luogo in cui una persona ha stabilito la propria dimora abituale (cioe’, dove ‘vive’ effettivamente). Si tratta di una situazione di fatto e a questa situazione – di fatto – devono sempre corrispondere le registrazioni anagrafiche, le cui dichiarazioni vanno rese, all’Ufficiale di anagrafe del comune in cui si e’ andati ad abitare (o in cui sia avvenuto un cambiamento di abitazione) entro 20 gg. dal ‘trasloco’. Le dichiarazioni prescritte dalla legge e dal regolamento anagrafici hanno carattere d’obbligo (che sorge in relazione al solo fatto di avere la dimora abituale in un dato comune ed indirizzo).

Mi chiedo e chiedo a tutti in un caso del genere a chi rivolgersi per un eventuale ricorso.

 

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