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Silenzio dal Governo sugli affitti

Contro la cedolare secca sulle locazioni, si sono coalizzati speculatori, politici e sindacati

da www.opinione.it di Corrado Sforza Fogliani*

Il mercato immobiliare non tira più come una volta: possiamo dire esaurito il ciclo, del resto crescente da 8-9 anni. Gli operatori avvertono che, per una ragione o per l’altra, l’attenzione si è spostata sull’affitto, tornato ad essere più conveniente - nonostante le tasse da cui è gravato - in funzione dei nuovi tassi di interesse. Anche qua, non siamo davanti a una novità, tantomeno italiana: negli Stati Uniti, milioni e milioni di famiglie sono tornate all’affitto, dopo aver tentato la scalata alla proprietà. Se questa è - come è - la situazione, un Governo che fosse davvero preoccupato del futuro dei cittadini (e dell’avvenire dei loro figli), si getterebbe sulla valorizzazione dell’affitto: potenziandolo, rendendolo appetibile per gli investitori, facendolo tornare conveniente - dunque - anche per chi affitta.L’affitto come risorsa, insomma (anche come via di fuga per i mutuatari in difficoltà). Invece, no: gravano sull’esecutivo pregiudizi ottocenteschi (contro il padrone di casa), ed esigenze clientelari (che accomunano politici, sindacalisti e costruttori nell’indicare la - falsa - soluzione del problema nella costruzione di nuovi alloggi, quando interi quartieri sono appannaggio indiscriminato di occupanti abusivi e di senza titolo, e le città presentano centri storici vieppiù abbandonati - perlomeno dalle categorie abbienti - e caratterizzati da interi stabili vuoti da cielo a terra).

Contro la cedolare secca sugli affitti, dunque, si sono coalizzati i concreti interessi di speculatori e di politici e sindacati all’antica: così, Prodi s’è dimenticato - anche nella sua seconda Finanziaria - della promessa (scritta) a Confedilizia, e la maggioranza ha tirato dritto, senza fornire nessuna spiegazione se non con parole che erano semplici suoni, senza senso. Ma non è tutto. Si pensa, infatti, a mettere a regime un Catasto patrimoniale. Non solo - insomma - non si pensa al futuro, ma si considera - ancora - la casa come un bene sul quale gravare, forti del ritornello che i valori catastali degli immobili non rappresentano la realtà. Un tranello insidioso, nel quale molti sprovveduti cadono: il ragionamento, infatti, presuppone la legittimità - invece insostenibile, e impresentabile - di una tassazione ordinaria dei valori, anziché del reddito.

Presidente Confedilizia*

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