Le nostre case da rottamare
27 Febbraio 2008 | postato da: redazione | Mercato Immobiliare | letto: 93
da Espresso di Alessandra Mammì
Paghi uno porti via 4 kw, basta avere un fotovoltaico sul tetto di casa. Magari comincia così la rivoluzione energetica, dal vendere kilowatt alla rete elettrica invece che comprarli, dal trasformarci tutti in micro-centrali, dalle risorse nascoste di tetti e terrazze d’Italia. Che sono il cuore del problema, come spiega Mario Cucinella, architetto-ingegnere-ricercatore di fama internazionale e soprattutto un vero militante della ecologica progettazione di edifici e di città.
Allora architetto, finalmente siamo sulla buona strada…
“Ammetto che iI conto energia è una legge innovativa persino rispetto alla Gran Bretagna. Ma noi siamo maestri nel fare leggi all’avanguardia e poi maestri nel non farle rispettare”.
Questa è sfiducia…
“No, preoccupazione, perché una politica energetica richiede costanza. Questa legge va bene solo se non è una tantum. Del resto ora siamo di fronte a un bivio”.
Tra destra e sinistra?
“No, tra il decidere di produrre tanta energia per consumarne tanta, o intraprendere una seria politica del risparmio. Se manteniamo questo passo di consumo e ci illudiamo di nutrirlo solo di energia alternativa, la battaglia è persa. Non ce la faremo mai”.
E gli edifici cosa c’entrano?
“Sono il cuore del problema. Il nostro parco immobiliare consuma per raffreddamento e riscaldamento più del 50 per cento dell’energia prodotta. Eppure a Roma, come a Milano, le periferie crescono senza che siano stati introdotti nuovi parametri sull’uso dei materiali o coibentazioni che inducano al risparmio”.
Colpa dei costruttori…
“Troppo facile dare la colpa ai costruttori. Chi costruisce è riluttante ai cambiamenti, e tende a usare tecniche povere e desuete. Ma il problema non sono loro, il problema è il soggetto pubblico e la sua scomparsa dal mercato, il suo delegare al privato la costruzione di centinaia di migliaia di alloggi in una logica di pura emergenza. Dobbiamo invece tornare a un’idea sociale e pubblica della casa. L’energia può essere una grande occasione per ripensare il tutto”.
Insomma più Stato più ambiente.
“Non esiste una politica energetica sganciata dal pubblico. Cosa facciamo per esempio di fronte al problema della rottamazione?”.
Cosa dobbiamo rottamare?
“Interi quartieri. In Francia si è già cominciato e presto anche noi saremo costretti a mettere le mani su migliaia di edifici per il semplice motivo che non potremo più permetterci vecchi palazzi che superano un consumo di 100 kilowatt a metro quadro. Ma non siamo in Francia. E, dal momento che lo Stato ha cartolarizzato gran parte del suo patrimonio, fare un’azione sul territorio, convincere i proprietari, spostare inquilini sarà molto più complicato”.
Dunque nuove leggi?
“Le leggi ci sono. Il problema è farle applicare. Per esempio la 311 sulla certificazione degli edifici, se va in porto potrà avere degli effetti rivoluzionari”.
Che tipo di effetti?
“La legge impone che, in un arco di tempo ragionevole, ogni edificio sia catalogato in base al suo consumo energetico. Classe A, B, C, eccetera…”.
Come gli elettrodomestici?
“Appunto. E come gli elettrodomestici la certificazione avrà una forte ricaduta sul mercato immobiliare”.
Lei ci crede davvero?
“È nelle cose. Finora il prezzo della case era legato a parametri fissi, il luogo e la metratura. Ora entra un nuovo elemento: il costo del mantenimento. Perché pagare una casa che mi costerà di più in consumi, quanto una che mi costerà molto di meno? E allora può nascere un circolo virtuoso. Se la gente capisce che comprare una casa a basso consumo è più vantaggioso, per i costruttori non sarà più conveniente costruire al minimo delle risorse”.
Costruire a basso consumo costa di più?
“Costruire bene costa quanto costruire male. Ma se bisogna buttare in poco tempo sul mercato 200 mila alloggi non si riesce neanche a entrare nel merito della loro qualità. Un paese che vive in continua emergenza è un paese disattento. Una disattenzione che costerà cara”.
Cos’è, una profezia?
“Sono gli accordi con l’Unione europea che ci impongono obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 entro due tappe. La prima è il 2012: cioè domani. La seconda nel 2020. E se non mettiamo subito le mani sul parco immobiliare pagheremo sanzioni fino a 3 miliardi di euro”.










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