Casa,tutti gli impianti vanno certificati
29 Marzo 2008 | postato da: redazione | Osservatorio energie | letto: 894
Le nuove regole del decreto Bersani. Affitti e compravendite più onerosi
da www.corrierecomo.it di Andrea Bambace
Cancelli, riscaldamento, elettricità, acqua, condizionatori, gas, antenne tv: tutto ciò che può essere considerato un impianto, da ieri dev’essere certificato. In caso contrario, il proprietario potrebbe avere problemi a vendere o affittare l’immobile. Merito - o colpa - del decreto Bersani n° 37/08, che introduce l’intento di garantire la qualità e la sicurezza degli impianti, ma piomba sul mercato immobiliare come un macigno burocratico, che rischia di frenare la compravendita di case. Secondo Confedilizia Como, infatti, il decreto 37 arriverebbe addirittura a «riscrivere le norme sulla vendita contenute nel Codice civile» e a «caricare di ulteriore burocrazia l’atto di vendita o l’affitto di una casa». Perplessità simili regnano anche tra gli agenti immobiliari.
La norma, in sintesi, introduce due novità: nel momento in cui chiede l’allacciamento dell’utenza, il cittadino deve consegnare alla società del gas, dell’acqua e dell’elettricità una copia della dichiarazione di conformità dell’impianto. L’obbligo vale per le case nuove o completamente ristrutturate, e prevede altri adempimenti da sbrigare agli sportelli edilizia dei Comuni. La seconda novità riguarda proprio gli affitti e le compravendite: chi vuole vendere una casa (o affittarla) deve consegnare al proprietario o al locatario le certificazioni degli impianti installati. E se questi certificati non esistono, devono essere chiesti - e pagati - ad appositi specialisti. Per i trasgressori, multe da 100 a 1.000 euro.
«La norma è talmente complicata che, in attesa di ulteriori chiarimenti, invitiamo i proprietari di immobili a sospendere iniziative di vendita o locazione - commenta Claudio Bocchietti, vicepresidente di Confedilizia Como - Questo è l’ultimo regalo del ministro Bersani: il proprietario deve garantire la conformità degli impianti all’acquirente o al locatario. Il decreto riscrive le norme sulla vendita contenute nel Codice civile, perciò potrebbe avere anche un profilo di illegittimità. Sicuramente è un onere a carico del proprietario che, magari pur sapendo di avere un impianto a norma, deve spendere per certificarlo. Un altro balzello. Dal punto di vista degli affitti, o il proprietario aumenta il canone o ci rimette; per l’atto di vendita, si complica ulteriormente la burocrazia».
«Il decreto complica inevitabilmente le compravendite - conferma Enzo Dotti, agente immobiliare comasco - La burocrazia aumenta e, pur condividendo lo spirito del decreto, credo che certe iniziative andrebbero introdotte con modalità più applicabili». «Per una certificazione si spendono mediamente 500 euro - aggiunge Paolo Albonico, dell’immobiliare ‘Vista Lago’ di Como - Il decreto appesantisce sotto il profilo economico e burocratico un mercato già in frenata. Chi vende una casa deve provvedere a certificare gli impianti, a meno che nell’accordo non ci sia una presa d’atto dell’acquirente della condizione di questi impianti. Per com’è impostata, comunque, questa norma avrà un impatto pesante e oneroso. Si perderà anche tempo, dal momento che i professionisti incaricati dovranno stendere relazioni e certificazioni».
Positivo, invece, il giudizio di Claudio Zanetti, presidente della sezione di Como della Federazione italiana mediatori agenti d’affari: «Anche se non c’è la certificazione, l’atto di vendita può essere comunque concluso, a patto che le parti siano consapevoli e che questo venga dichiarato nell’atto notarile. Alla luce di questa interpretazione, la norma introduce una trasparenza apprezzabile».











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