Certificazione sulla sicurezza degli impianti domestici, è bagarre
31 Marzo 2008 | postato da: redazione | Spazio Consulenti Immobiliari | letto: 901
da www.quotidianocasa.it di Peppino Zappulla
C’è almeno un nuovo incomprensibile pasticcio normativo ad angosciare la vita di cittadini italiani, già peraltro alle prese con mille adempimenti burocratici e balzelli di ogni genere. Si tratta cella certificazione sugli impianti domestici da allegare a ogni atto di compravendita immobiliare
Come spesso accade da noi, pur se apprezzabile in linea di principio (i princìpi, i princìpi!, non per nulla l’Italia era ritenuta la culla del diritto!) il nuovo decreto ministeriale di turno finisce per essere difficilmente applicabile nella vita e nei normali negozi di tutti giorni.
Di che si tratta. Il 27 marzo è entrato in vigore il sacrosanto decreto ministeriale sulla sicurezza degli impianti domestici.
(Decreto Ministero Sviluppo Economico 22 gennaio 2008, n. 37, art.13)
E’ un provvedimento di sconcertante semplicità: per garantire che tutti gli impianti siano a norma, il legislatore ha stabilito che non si può procedere alla compravendita di un immobile (preistorico, storico, vecchio, fatiscente, sgarrupato, oppure appena finito di costruire e nuovo di zecca) senza che ci sia l’accompagno (lo so, è una parola orrenda, ma al burocrate piace un casino!) di una certificazione che asseveri (anche questa parola non è male) la conformità degli impianti alla normativa attuale o almeno dell’epoca.
Normale amministrazione: è una regola da Paese civile, atta a ridurre al minimo gli incidenti domestici, gli incendi, gli scoppi inconsulti che fanno di volta in volta esclamare: è stata una disgrazia, chi poteva prevedere qualcosa di simile, siamo nelle mani di Dio, inshallah!
Il Ministero afferma: «Il testo semplifica notevolmente le procedure e gli adempimenti
formali, anche in caso di compravendita o locazione degli immobili e, contemporaneamente
rende più efficaci, anche rafforzando l’attuale sistema sanzionatorio, le norme a tutela della sicurezza delle persone che vivono o lavorano all’interno degli edifici e che sono ancora troppo spesso vittime (soprattutto casalinghe e bambini) di incidenti.»
Perché meravigliarsi dunque? Semplicemente perché dal 27 marzo, se si volessero fare davvero le cose in regola, nessuna o quasi compravendita di immobili dovrebbe poter essere possibile.
Per fortuna (e sfortuna) non è così e vi spiego perché.
I notai hanno immediatamente trovato l’escamotage per risolvere la questione: sull’atto va citato il decreto ministeriale con l’aggiunta salvo patti contrari.
Interpellato sulla (apparente, si capisce!) incongruità della norma il Ministero ha precisato come segue (stralci): «L’atto di trasferimento riporta la garanzia del venditore in ordine alla conformità degli impianti alla vigente normativa in materia di sicurezza. Pertanto con la clausola in esame il venditore assume su di sé la responsabilità per ogni spesa o danno derivante dall’eventuale non conformità degli impianti alle norme di sicurezza ad essi applicabili.
[Tuttavia in deroga si] consente alle parti di pattuire espressamente la limitazione o l’esclusione della garanzia del venditore, a condizione che il venditore non abbia in mala fede (o con colpa grave, aggiunge la giurisprudenza) taciuto al compratore i vizi della cosa (art. 1490, secondo comma).
Ne consegue che le parti possono limitare o escludere la responsabilità del venditore,
ma non semplicemente omettendo la clausola in esame o utilizzando una clausola di stile. [Come sembra abbiano inteso fare i notai]
Per derogare alla prevista responsabilità di chi vende, è necessario che, nella clausola di garanzia del venditore, le parti limitino o escludano tale garanzia, a seguito della dichiarazione del venditore, e della presa d’atto del compratore, circa la non conformità o la possibile non conformità di ciascun impianto alle norme di sicurezza ad esso applicabili.
La sicurezza dei predetti impianti deve peraltro essere valutata, secondo i criteri
che regolano la successione delle norme nel tempo, in base alla loro conformità alla norme di sicurezza vigenti al momento della loro realizzazione e della loro modifica.»
Ora, per nostra fortuna Quotidianocasa.it gode di un osservatorio privilegiato che fa riferimento a chi con queste problematiche fa i conti tutti giorni, ed è quello del nostro blog degli Agenti Immobiliari.
Se si vuole capire che aria tira fra coloro che hanno in obbligo (oltre che in grande considerazione) la tutela dei clienti venditori e acquirenti non c’è da che leggere le loro osservazioni. Uno spaccato, a caldo, di ciò che sta succedendo a pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo decreto.
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