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da www.ilmessaggero.it
 
I prezzi dei carburanti spinti dal caro-petrolio volano verso nuovi record. Ma il passo della corsa, in Italia, sembra più veloce rispetto al resto d’Europa. Soprattutto per il gasolio: il prezzo industriale è schizzato infatti a 5,4 centesimi in più rispetto alla media dell’Europa a 27. E si è portato nelle ultime settimane ai massimi storici, superando anche i livelli dell’estate e della fine del 2007, quando la forbice dei prezzi con l’Europa fece scattare l’allarme e vide il governo scendere in campo. Oggi l’ad di Enel, Fulvio Conti ha lanciato l’allarme sul caro-petrolio, che costringerà le famiglie a stringere la cinghia influendo pesantemente sui prezzi delle bollette. 
 
Sulla crisi economica in corso è intervenuto il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Draghi ha affermato che la crisi dei mercati originata negli Usa dai mutui subprime «non è ancora finita», ed è difficile dire quando questo avverrà. 
 
Draghi: la crisi non è finita. Il governatore della Banca d’Italia e presidente del Financial Stability Forum, Mario Draghi, spinge affinché le raccomandazioni contenute nel rapporto del Forum siano applicate, così da rendere il «sistema più resistente e in grado di far fronte alle nuove crisi che verranno». Per affrontare la crisi ancora in atto «bisogna continuare ad agire». La risposta alle turbolenze va costruita su tre linee: macropolitica, liquidità e regolamentazione. Tutti passi, questi, che non potranno evitare il ripetersi di nuove crisi. Le raccomandazioni contenute nel rapporto, ha infatti rilevato Draghi, «non sono in grado di evitare nell’immediato di altri scossoni». I 100 giorni che il rapporto dell’Fsf concede per adempiere alla raccomandazioni sono «un tempo un pò stretto - ha riconosciuto Draghi - ma avevamo bisogno di una deadline». 
 
Italia al vertice della classifica europea. L’Italia, per il costo del diesel si pone al vertice della classifica europea: prima per il caro-costo industriale del carburante. Resta sui massimi, anche se non al livello del record storico di oltre 5 cent registrato nell’estate scorsa, anche lo stacco tra il prezzo industriale italiano della benzina nel confronto con gli altri partner europei: il differenziale si attesta infatti a 4,7 centesimi di euro con un livello di 0,589 euro al litro, contro una media europea di 0,542 euro. 
 
Sui record, anche se non storici, anche il divario per la benzina, salito a 4,7 centesimi sulla media Ue. Secondo le ultime rilevazioni del Ministero per lo sviluppo economico il prezzo industriale del gasolio nelle ultime settimane si è attestato a 0,7 euro al litro, 0,054 euro in più della media dell’Europa a 27, pari a 0,646 euro. Si tratta del divario più alto mai registrato: oltre ai livelli dell’estate scorsa e del Natale 2007, quando il dato si attestò sui precedenti massimi, rispettivamente, di 4 e 4,4 centesimi. 
 
I dati dell’Osservatorio prezzi. Una situazione quella dei differenziali dei prezzi industriali fotografata anche dall’Osservatorio Prezzi del Ministero per lo Sviluppo Economico che affianca il lavoro di Mr.Prezzi, che rileva come «negli ultimi tre anni il prezzo industriale italiano di benzina e gasolio è stato costantemente superiore a quello degli altri Paesi dell’area euro». 
 
Analizzando poi l’andamento in 4 dei principali paesi Ue (Italia, Gran Bretagna, Germania e Francia) la Newsletter conferma poi quella doppia velocità, più volte denunciata dai consumatori, che si tradurrebbe in tempi più lunghi nell’adeguamento dei listini quando calano le quotazioni delle materie prime rispetto ai tempi degli aggiustamenti all’insù quando il barile si apprezza. «Il differenziale - si legge infatti nella pubblicazione - tende ad aumentare nei periodi di discesa dei prezzi». 
 
Tornando all’andamento dei prezzi in Italia, se sul fronte del diesel la penisola guida il caro-carburante industriale a livello europeo, anche per quanto concerne la benzina i prezzi si pongono sul podio. Al terzo posto, cioè, solo dopo Olanda e Malta nel confronto tra i 27 paesi dell’Europa allargata: 0,590 euro al litro il prezzo industriale italiano, preceduto solo dai 0,641 euro degli olandesi ed i 0,614 euro maltesi. Sul fronte del gasolio, invece, all’Italia spetta il primato dei prezzi industriali. Diversa, per i differenti regimi di tassazione, la situazione dei prezzi al consumo che comunque fotografa la penisola sempre ai vertici del caro-pieno europeo. Italia al vertice della caro-diesel di Eurolandia anche per i livelli dei prezzi al consumo mentre è al terzo posto per quelli della benzina nei confronti con gli altri paesi dell’area Euro.
 
L’Enel: il prezzo del petrolio pesa su luce e gas. «Temo che le famiglie italiane debbano stringere un pò la cinghia energetica perché il prezzo delle materie prime tende ad aumentare», ha affermato oggi l’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti. Per Conti, petrolio e gas «continueranno, nel breve e medio periodo, ad aumentare, in quanto fortemente influenzati dalla richiesta dei Paesi in via di sviluppo come Cina, India e Brasile, che spingono su una produzione che rimane sostanzialmente invariata». 
 
L’ad di Enel ha anche ricordato che l’Italia importa energia elettrica dalla Francia, che utilizza tecnologia nucleare, con un costo sensibilmente inferiore a quello del gas. «E’ per questa ragione - ha spiegato Conti - che Enel spinge, in Italia, verso nuove produzioni: ad esempio usando il carbone, che è molto più conveniente rispetto al gas. Oggi per produrre 100 chilowattora di energia si usa gas nel 65% dei casi: il gas viene dalla Russia e dall’Algeria, è estremamente costoso ed alla fine risulta in una bolletta dell’energia più cara per tutti i cittadini». Per ridurre questa dipendenza, l’ad di Enel ribadisce che «bisogna fare investimenti in altre tecnologie e non aver paura del futuro». 
 
L’Opec: continueremo a vigilare. «Continueremo a vigilare sugli sviluppi del mercato e ci terremo pronti a prendere le misure necessarie per sostenere la stabilità del mercato», ha affermato il responsabile del dipartimento analisi del mercato petrolifero dell’Opec Mohammad Alipou-Jeddi, precisando che «la dinamica dei mercati finanziari è stata un fattore che ha contribuito ai livelli record» dei corsi petroliferi.
 
Il prezzo del petrolio è volato mercoledì al record storico, in seguito al crollo inatteso degli stock petroliferi degli Stati Uniti. «I fondamentali del mercato petrolifero mostrano un mercato ben approvvigionato», aggiunge Alipour-Jeddi, sottolineando che molti dei paesi membri del cartello hanno dato il via libera a «enormi investimenti» per «garantire che l’offerta sia sufficiente per rispondere alla domanda futura».

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