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L’addio all’Ici vale in media 144 euro


22 Aprile 2008 | postato da: redazione | Osservatorio Tasse

da www.ilsole24ore.com di Gianni Trovati 
 
Lo sconto medio più consistente è atteso a Firenze e Pisa, seguite a ruota da Genova, Torino e Verona. Ma più in generale l’addio all’Ici sulla prima casa messo in cima all’agenda politica dalla nuova maggioranza di Centrodestra premia le città del Nord. Da Bologna a Padova, da Ferrara a Biella, nelle Regioni settentrionali l’abitazione «costa» ancora tra i 170 e i 320 euro in termini di Ici, anche dopo lo sconto statale introdotto con la Finanziaria 2008. A Lecce, Catanzaro, Palermo o Rovigo, invece, l’addio all’imposta porta in media benefici di poche decine di euro. La ragione è nelle rendite catastali del 1992. Intanto si blocca l’Ici sulle case ex rurali e su quelle non dichiarate al Catasto, per i timori di autodenunciare un abuso edilizio.
 
L’abolizione dell’Ici sulla prima casa è balzata rapidamente ai primi posti del dibattito politico. E da Firenze a Torino, da Genova a Pisa, merita la stessa posizione d’onore anche nei pensieri delle famiglie, che all’Ici riservano in media circa 300 euro all’anno. Più tiepida l’attesa in molte città medie e piccole, soprattutto nel Mezzogiorno, dove l’imposta media, soprattutto dopo il nuovo sconto statale introdotto dalla Finanziaria 2008, è ridotta a una manciata di euro, dai 12 di Reggio Calabria ai 45 di Frosinone fino agli 86 di Napoli. Il disinteresse regna invece sovrano nelle città come Trento e Bolzano, che anche grazie alle generose detrazioni introdotte a livello locale hanno ormai messo in soffitta l’Ici sulla prima casa. Sopra la barriera dei 100 euro sono le città del Nord a farla da padrone, mentre il Mezzogiorno si affolla nella seconda parte della graduatoria: all’italiano medio proprietario di casa, invece, l’addio all’imposta comunale sull’abitazione promette un risparmio di 144 euro all’anno.
 
Naturalmente si tratta di valori medi, calcolati (l’analisi è del Centro Studi Sintesi per il Sole 24 Ore) ricostruendo in ogni Comune la base imponibile a cui è poi applicata l’aliquota e il sistema di detrazioni. Nella realtà dei singoli contribuenti, invece, le oscillazioni all’interno di ogni città esistono e sono consistenti: accanto al 40% ( abbondante, calcolando gli effetti sulle pertinenze) di proprietari di casa che hanno già detto addio all’imposta grazie allo sconto concesso con la Finanziaria 2008 si incontrano naturalmente italiani soggetti a conti assai più salati, in proporzione alle caratteristiche della loro casa.
 
La misura dei benefici attesi per una delle principali misure fiscali chiamate a caratterizzare l’avvio del nuovo Governo Berlusconi è infatti il frutto dell’incrocio di due fattori: i valori catastali delle case registrati in ogni città (e in ogni zona censuaria) e l’accoppiata di aliquote e detrazioni applicata in ogni Comune. Gli indicatori catastali hanno un collegamento molto labile con la realtà del mercato immobiliare, ma in genere crescono nelle grandi città e al Nord, in virtù dei criteri adottati per l’ultima revisione generale delle tariffe d’estimo che risale al 1992. Ovvio che, di conseguenza, il peso medio dell’imposta, e quindi i benefici attesi dalla sua abolizione, puntano sulle Regioni settentrionali e sulle grandi città.
 
Come ogni criterio generale, anche questo incontra delle eccezioni, a partire ad esempio da Milano che occupa una posizione tutto sommato lontana dalla vetta nella graduatoria del fisco immobiliare locale. La ragione va cercata nel secondo componente del binomio, le aliquote, che nel capoluogo lombardo sono piuttosto generose verso le case d’abitazione (con un’ulteriore limatura, pari a circa il 6%, attuata dal Comune nel 2008, di cui per omogeneità i calcoli in tabella non tengono conto). Una generosità ancora più spiccata, sempre al Nord, è quella riservata dal Comune di Venezia, che tradizionalmente mantiene il Fisco locale a livelli minimi grazie anche ai milioni di euro garantiti ogni anno dai proventi del casinò.

L’architrave dell’intero sistema è nella tariffa d’estimo, cioè il reddito teorico attribuito a ogni vano a seconda delle zone in ogni centro abitato. Al crescere della rendita aumenta l’imposta, ma anche la detrazione statale introdotta dall’ultima Finanziaria (pari all’1,33 per mille del valore catastale). Questo spiega (si veda il grafico in pagina) perché un appartamento di 100 metri quadrati in zona residenziale a Torinoattende dall’addio all’Ici un beneficio di 192 euro, mentre lo stesso immobile in una zona analoga di Padova si deve accontentare di 77 euro; trasferito a Potenza, il nostro appartamento non pagherebbe nullaa prescindere da qualsiasi nuovo intervento.
 
 gianni.trovati@ilsole24ore.com

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