La compravendita di case in flessione
4 Maggio 2008 | postato da: alfa3 | Mercato Immobiliare | letto: 143
Il mercato immobiliare sta vivendo una fase di flessione. Ma gli operatori del settore cercano di non drammatizzare: ci troviamo di fronte – dicono – al ritorno alla normalità dopo i livelli esageratamente alti provocati dall’arrivo dell’euro.
Si parla di una diminuzione del numero dei contratti di compravendita per le abitazioni per gli uffici. Inoltre, si conferma la tendenza di una maggiore richiesta per le zone semicentrali e periferiche le quali, insieme, coprono il 75% della domanda complessiva delle abitazioni, a discapito soprattutto dei centri storici, meno richiesti a causa delle crescenti difficoltà logistiche e sociali (difficoltà di accesso, mancanza di parcheggi e posti auto, problemi legati alla sicurezza).
La tipologia di casa maggiormente richiesta è il trilocale (75%) sul totale. Una situazione spiegata dal crescente aumento della natalità nelle famiglie e il conseguente bisogno di avere uno spazio sufficiente. In evidenza anche la richiesta del bilocale (20%), mentre i monolocali hanno subito un arretramento nel numero delle richieste. Ciò perché è calato l’atteggiamento da parte di molti giovani di pensare di acquistare una casa piccola per poi cambiarla nel breve periodo, quando magari le esigenze cambiano. In considerazione del già elevato prezzo delle abitazioni, si acquistano maggiormente quelle in buono stato che non necessitano di ulteriori investimenti. Sono diverse le cause alla radice delle difficoltà della compravendita. Si va dai mutui che tendono al rialzo all’incertezza politica, dai prezzi aumentati in modo consistente ai redditi medi che sono di fatto diminuiti. “Non bisogna dimenticare neppure che i tempi della decisione si sono allungati.
Pertanto il risultato negativo va interpretato anche alla luce di questo dato. Se cala la voglia di acquisto riprende fiato quella della locazione.A parte l’ambito abitativo, i capannoni rallentano a causa della generale crisi economica che impedisce a molte aziende di allargarsi. E nel commercio stanno scomparendo i punti vendita a gestione famigliare a favore di superfici più grandi (60-100 mq) e in franchising. Diminuisce anche la domanda di spazi commerciali nelle gallerie e negli shopping centre. Per quanto riguarda l’immediato futuro, le normative sul risparmio energetico allargheranno la forbice di prezzo tra abitazioni nuove ed usate. “Il rischio è quello di avere sul mercato case considerate di serie A e case di serie B”.
Il mercato immobiliare italiano si sta globalizzando: in Europa è normale una serie di alti e bassi”.
Cosa domandare al nuovo governo?
Far rientrare i redditi da locazione tra le rendite finanziarie sottoposte a una tassazione del 20%. Oggi il proprietario chiede canoni molto elevati sapendo che l’imposizione fiscale gli porta via circa il 50%. Con la cedolare si attuerebe un maggiore equilibrio e soprattutto si favorirebbe la messa sul mercato di un numero maggiore di immobili”.










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