Crisi mutui: domani compie un anno e doveva essere passeggera
da www.economia-oggi.it di Red
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All’origine della crisi, i mutui cosiddetti speciali dedicati ai creditori con basso rating, magari gia’ protestati o senza sufficienti garanzie: un settore insomma di nicchia, appena mille miliardi di dollari nel mare della finanza. Ma mille miliardi moltiplicati in progressione aritmetica. Per renderli piu’ commerciabili, questi titoli di debito erano stati impacchettati dalle banche in obbligazioni, quindi in Cdo (obbligazioni di obbligazioni) e ancora in Cdo al quadrato, attraverso la tecnica della cartolarizzazione.
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A questo punto, sono entrati in scena i derivati, che, assicurando le obbligazioni a prezzi fissati, avevano diffuso le obbligazioni a rischio tra i bilanci delle banche di mezzo mondo. Da qui al panico il passo e’ stato breve. Con i primi fallimenti legati a queste mele marce, la fiducia degli operatori e’ crollata, e i tassi di interesse interbancari sono lievitati creando gravissimi problemi di liquidita’ alle banche. Lehman Brothers, a settembre, annunciava svalutazioni per 700 milioni di dollari, Morgan Stanley quasi un miliardo di perdite tra utili in calo e rettifiche. Affondava Bear Stearns, bruciando 1,2 miliardi di attivo in svalutazioni. In Europa scoppiava il caso della banca svizzera Ubs, della tedesca Ikb o dell’inglese Northern Rock: negli ultimi dodici mesi l’intero mercato bancario ha insomma svalutato utili per oltre 350 miliardi di dollari. L’ultimo passaggio dell’effetto ‘domino’ ha poi esteso a tutta l’economia reale la crisi, a cominciare dalle famiglie. Infatti, l’incremento dei tassi di interesse interbancari, primi fra tutti Euribor e Libor, si e’ trasmesso ai tassi dei mutui variabili, calcolati come somma tra uno spread prefissato e il Libor o Euribor. Cosi’ i mutui europei e americani sono saliti vertiginosamente di prezzo, pesando sui bilanci familiari e contraendone i consumi. Soltanto nei primi sei mesi del 2008 sono fallite oltre 513mila societa’ statunitensi: le banche centrali sono dovute intervenire piu’ volte, modificando i tassi di rifinanziamento o aprendo linee di credito privilegiato per salvataggi in extremis, come nel caso di Freddie Mac e Fannie Mae. Oggi, a dodici mesi dal collasso di American Home Mortgage, ancora non si intravede la fine della tempesta.ÂÂ
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