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Mutui, credito d’imposta se la rata supera il tetto

novembre 28th, 2008 ¦ leggi altre proposte di: redazione
Mutui, credito d'imposta se la rata supera il tetto

Mutui, credito d

Per i mutui immobiliari a tasso variabile è in arrivo la “rata dal volto umano”. Il progetto studiato dal ministero dell’Economia (ma ritocchi tecnici e moral suasion nei confronti del sistema creditizio sono stati in corso fino all’ultimo minuto) prevede la possibilità di istituire un price cap sui mutui in essere, a partire dal primo gennaio 2009, vale a dire un tetto massimo intorno al 4 per cento per il costo dei mutui a tasso variabile.

A fronte degli extra-costi sopportati dal sistema bancario c’è la disponibilità dello Stato ad intervenire attraverso il credito d’imposta. E non, com’era sembrato nei giorni scorsi, attraverso fondi pubblici messi a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti.


Il provvedimento dovrebbe riguardare, oltre ai mutui in essere nel 2009, anche i nuovi mutui; ma fino a ieri le banche hanno espresso al Governo la loro preoccupazione per il rischio di condizionamento dell’autonomia imprenditoriale legato in particolar modo all’intenzione del ministero di arrivare per tutti i nuovi mutui al cambio di tasso base di riferimento: non più il tasso Euribor (che in condizioni normali esprime il prezzo del credito all’ingrosso ma che con la crisi finanziaria ha subìto nei mesi scorsi un’impennata e solo da poco ha ripreso a scendere) bensì il tasso Irs che è il tasso base della politica monetaria della Bce e che viene anche utilizzato come riferimento per i mutui a tasso fisso. Le banche hanno espresso perplessità per le difficoltà che un cambio del tasso di riferimento sui mutui variabili comporterebbe sul lato della raccolta obbligazionaria. Quanto ai prestiti accordati alle imprese, il Governo intende adottare una scelta analoga a quella realizzata dall’Esecutivo francese che ha affidato alle prefetture il compito di istituire degli osservatori sul buon esito dei finanziamenti delle banche alle aziende. Dal canto loro, le aziende di credito hanno fatto presente all’esecutivo che un modo efficace per impedire che la recessione riduca la disponibilità effettiva del credito verso le imprese è concedere agli istituti un riconoscimento fiscale di perdite e svalutazioni su crediti più elevato di quello attuale.
Sotto il profilo macroeconomico, che è quello visibile dai dati statistici, non sembra peraltro visibile per il momento nessun segnale apprezzabile di stretta creditizia.
I dati diffusi ieri dalla Banca d’Italia infatti, parlano ancora di una crescita a due cifre a ottobre per gli impieghi delle banche italiane, almeno per quel che riguarda l’incremento mese su mese: i prestiti hanno infatti registrato un incremento congiunturale dell’11,1% contro il 9,9% di settembre. Rallenta, invece, secondo i dati, la crescita tendenziale dei prestiti, in linea con l’andamento della congiuntura economica, con un incremento del 6,9% contro il 7,9% del mese precedente. Lo stock di impieghi delle banche alla fine del mese era di 1.746.097 milioni.
Va detto, tuttavia, che le indagini di tipo qualitativo (Isae sulla fiducia delle imprese e indagine Bce sulle banche) rilevano che le condizioni a cui viene concesso il credito si sono irrigidite negli ultimi mesi.

Fonte: ilsole24ore di R. Boc.

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