Mercato immobiliare napoletano. Ripartire dalle periferie
febbraio 23rd, 2010 ¦ leggi altre proposte di: costaPrioritario valorizzare queste zone come luoghi di un’esistenza qualificata
Il blocco del settore immobiliare in Italia è avvenuto tra la fine del 2007 e la metà del 2008, con il calo sensibile delle compravendite a fine 2008 ha registrato un secco meno 20 per cento.
Nel 2009 la situazione è parzialmente rimasta immutata pur registrando un’ulteriore calo sia del numero delle compravendita che dei tempi di attesa per la conclusione di una transazione.
Per gli operatori del settore il 2010 non si presenta con migliori auspici anche se prevale un cauto ottimismo. Molto dipende anche dal recepimento legislativo della direttiva europea sui servizi, la famosa direttiva bolkestein del 2006 sulle liberalizzazioni.
La preoccupazione degli operatori è che si possa abolire il ruolo degli agenti immobiliari tenuto dalle camere di commercio e, conseguentemente, stravolgere l’impianto della legge 39/89 modificando, anzi eliminando di fatto, i requisiti tuttora esistenti per l’accesso al ruolo e quindi alla professione, lasciando il settore in balìa dell’improvvisazione e dell’incompetenza.
Se ciò accadesse non esclude per il 2010 un ulteriore aggravamento della crisi. Ma questa non è l’unica preocupazione che affligge gli operatori immobiliari.
La conformazione urbanistica di Napoli che conserva gli elementi di tutto il suo straordinario percorso storico ricco di eventi. La città, il cui sviluppo è avvenuto in maniera assolutamente eterogeneo, per motivi di carattere territoriale, politico, sociale ed economico non presenta più un unico centro, semicentro e periferia, come le altre città italiane, ma in sé racchiude più centri, semicentri e periferie, che si irradiano dal mare alla collina.
Una crisi che sembra non avere fine che coinvolge soprattutto le periferie napoletane, malgrado il massiccio intervento di costruzione che dal secondo dopoguerra ha trasformato l’immagine del territorio e la sua trama insediativa, non presentano interdipendenza o connessione con i relativi centri.
“L’opposizione centro-periferia, che da anni ormai caratterizza la città di Napoli, continua purtroppo ad associare alle periferie un valore negativo: aree deboli, con problemi di tipo economico, sociale, strutture urbane e abitative carenti, mobilità difficile, bassa qualità del vivere, delinquenza, disoccupazione. è come se ancora esistessero delle – mura – ideali che dividono le aree periferiche dalla vera città”, è quanto afferma Gianni Adelfi, amministratore delegato della Borsa Immobiliare di Napoli, che aggiunge: “Fino al recente piano regolatore, si è assistito all’abusivismo delle costruzioni – selvagge – tipiche degli anni del boom edilizio, dove l’unico obiettivo era allargare più possibile i confini della città ed al microabusivismo che ha ulteriormente deteriorato l’aspetto delle periferie”.
Adelfi punta al cuore del problema, infatti dall’ultimo rapporto 2009 pubblicato da Ecomafie di Legambiente relativo alla Campania, emergono dati inquietanti. In Campania ormai l’abusivismo, la speculazione edilizia, la lottizzazione, lo sfregio del territorio non si quantificano più nel numero di case abusive costruite ma in interi quartieri.
La criminalità organizzata è troppo spesso padrona, realizza case belle ma fantasma e rigorosamente abusive. In dieci anni, secondo il rapporto di Legambiente sono state costruite oltre 60mila case.
Colate di cemento che hanno reso irriconoscibile gran parte del territorio, soprattutto nelle periferie. Un attività che ha depredato il territorio e che rappresenta “la lavanderia ideale” per riciclare enormi quantità di denaro, frutto di attività illecite. Saverio Iaccarino, presidente provinciale di Fimaa è chiaro quando afferma: “E’ indispensabile aumentare e migliorare il controllo del territorio”, e precisa: “Occorre un rinnovato dialogo delle istituzioni con la fascia metropolitana delle periferie, l’impegno delle stesse verso i progetti che interessano ed interesseranno le aree periferiche, potrebbero realmente contribuire al risanamento ed alla riqualificazione urbanistica ed ambientale, ma anche sociale e culturale”.
Sull’argomento incalza Mario Condò de Satriano, presidente provinciale di Fiaip di Napoli che sottolinea: “E’ prioritario valorizzazione le periferie come luoghi di un’esistenza qualificata, la loro trasformazione in spazi autosufficienti ed indipendenti, non più “dormitori precari”, migliorerebbe la qualità della vita degli abitanti, creando occasioni di sviluppo economico e sociale locale ed opportunità di lavoro”, e chiosa: “Le periferie possono diventare il cuore della città del futuro, così come dimostra un recente rapporto del ministro inglese Gordon Brown, che illustra come le periferie possono rappresentare un fattore di sviluppo di gran lunga superiore a quello del centro città. E’ fondamentale quindi focalizzarsi sulle periferie, facendo sì che divengano parti vive delle città. Sono convinto che il territorio urbano è composto di molti quartieri, ciascuno dotato di proprie specificità, opportunità, risorse umane, economiche e culturali diverse fra loro”, e conclude: “Un’ulteriore nodo cruciale per uscire da questo empasse che ha colpito l’intero settore immobiliare e lavorare sul esistente, nei centri storici, ristrutturare e portare agli antichi splendori fabbricati che ci invidia il mondo intero e poi procedere alla riqualificazione urbanistica e ambientale. In questo senso sono numerosi gli interventi soprattutto nelle zone ex abusive, che consentono di valorizzare il patrimonio di conoscenza degli abitanti – di chi lavora e di chi opera sul territorio – per costruire progetti di riqualificazione”.
Adelfi sposa a pieno il punto di vista del leader di Fiaip, e rafforza il concetto: “La partecipazione va oltre la semplice consultazione, perché – la competenza dell’abitante”- (tutto il sapere, la percezione dell’ambiente, la conoscenza delle relazioni interne ad un territorio, che derivano dal vivere in un luogo) diventa fondamentale per la buona riuscita di ogni progetto, tanto quanto la professionalità dei tecnici. In questo senso il progetto periferie viene definito come un’occasione per ridefinire il rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione”.
L’attenzione del leader di Fimaa, Saverio Iaccarino si sposta su un’altro fronte che da un certo punto di vista sembra ancora più interessante: “Dietro alla riqualificazione urbana, c’è la volontà di valorizzare le periferie come luoghi di un’esistenza qualificata, dove sia costante la partecipazione democratica alla vita politico amministrativa dell’intera città: troppo spesso infatti le periferie sono state vissute come luogo di abbandono e di degrado, mentre talvolta soffrono la lontananza dal centro, considerato il cuore dell’attività civica, culturale ed economica, la mancanza di una crescita culturale parallela genera la lontananza della periferia dalla città. Ignorarla è ignorare l’identità stessa della città”.
Sembra evidente che quanto emerge dalle parole dei massimi esperti del settore immobiliare campano il recupero delle periferie urbane gioca un ruolo dominante per ritornare ad un andamento accettabile dell’intero settore mattone.
Il rapporto 2009 di Legambiente da forza a quanto affermato sia dai rappresentanti sindacali delle due tra le più importanti associazioni di categoria degli agenti immobiliari che dal Amministratore delegato della Borsa Immobiliare di Napoli.
Dal rapporto si legge: “A Giugliano, Melito, Casalnuovo, Sant’Antimo, Marano, Varcaturo, vige la legge della deregulation in campo edilizio, e anche il piano casa di Berlusconi è qualcosa di vecchio e superato. In Campania l’abusivismo è la regola per costruire, ampliare, allargare.
Tutto nel disprezzo della legge e delle regole urbanistiche. Licenze edilizie preventive, fasulle, violazioni delle più elementari norme di sicurezza sul lavoro. E da questo disastro non si salva la costiera amalfitana e cilentana, anoverat dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, ne tanto meno Ischia e Procida dove si prevedono mille demolizioni di abusi edilizi su ordine della Procura della Repubblica”. Anche Napoli, una città senza capo ne coda, dove le proteste spesso nascondono altri interessi, è il caso di Pianura dove si era scelto di utilizzare una vecchia discarica, i Pisani, questo il suo nome, dove per anni si è costruito abusivamente. La rivolta della spazzatura da parte dei cittadini dell’intera area è stata una occasione d’oro, da fomentare, da parte di chi voleva sbancare e continuare a costruire abusivamente.
Sta di fatto che le associazioni di categoria degli agenti immobiliari affiancati dalla Borsa Immobiliare di Napoli hanno costruito un muro compatto contro questo stato di cose e lanciano proposte, chiare, trasparenti e senza preamboli: “In tempi rapidissimi si deve realizzare una -progettazione partecipata – un modello di progettazione tesa a coinvolgere cittadini e attori organizzati nei processi decisionali in campo urbanistico, della sostenibilità ambientale, della vivibilità degli spazi, nella pianificazione dei servizi e più in generale delle politiche ambientali e sociali. queste pratiche sono sempre più diffuse, in Italia e nel mondo, agevolate da iniziative istituzionali come piani regolatori partecipati, contratti di quartiere, progetti per la – città del bambino – piani per la salute, piani sociali di zona e azioni per il recupero del disagio sociale sviluppo locale e nuove prospettive dell’urbanistica i processi che investono le città impongono una nuova visione della pianificazione: dall’urbanistica dell’espansione all’urbanistica della trasformazione.
Le grandi periferie urbane presentano contraddizioni e conflitti che vanno affrontati con l’innovazione degli strumenti urbanistici e con una visione in grado di valorizzare le risorse locali. Strategie per la città eco-compatibile, valorizzare le aree agricole che circondano le periferie migranti e politiche dell’incontro. Una delle conseguenze più percettibili della globalizzazione nelle periferie urbane è l’insediamento di comunità straniere. Solo con questi processi di trasformazione si possono sanare ferite insanabili nel tessuto socio-economico. I giovani sono tra i principali protagonisti della vita nelle periferie, portatori di messaggi conflittuali: desiderio di fuga dalla periferia e insieme forte radicamento identitario; sfiducia e desiderio di riscatto; descolarizzazione e cultura alternativa; ribellione e speranza. I giovani delle periferie hanno le potenzialità per contribuire attivamente al miglioramento della qualità della vita nei quartieri periferici”.
Enzo Musella
fonte:il denaro
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